Presentato oggi a Roma ” Mister Felicità “, il nuovo film di Alessandro Siani con protagonisti Diego Abatantuono, Carla Signoris, Cristina Dell’Anna, Elena Cucci e Mr. Zed. In una conferenza stampa più vuota del solito, anche per via delle festività natalizie, ecco cosa ci hanno raccontato, tra una risata e l’altra, regista ed attori.

Alessandro come nasce quest’idea che mescola molti generi cinematografici oltre alla commedia in ” Mister Felicità “? Puoi dirci qualcosa sulla scelta di Carla Signoris?

Alessandro Siani: “Non volevamo raccontare le differenze tra nord e sud, ma un momento particolare del nostro paese che rispecchia tutti noi: la mancanza di ottimismo, la confusione e la grande rabbia nell’affrontare la vita. Un ottimista può risolvere un problema di un pessimista? Ho provato a rappresentarlo con la maestria di Diego (Abatantuono), ho messo poi insieme due pessimisti che hanno fatto scoccare la scintilla per la felicità. Non so se sapete quello che c’è stato prima, durante e dopo il film con la Signoris (risate ndr). Diciamo che non c’è molta differenza tra sentire lei e il pappagallo perché ripete sempre la stessa risposta; lei è una mamma tigre che protegge i suoi cuccioli. Lavorare con Carla è una goduria perché è quasi troppo facile. Lei è l’unica che sa a memoria le parti, meglio di me”.

Diego Abatantuono: “Non conoscevo Alessandro come regista, mi ha stupito. Non pensavo fosse così attento e partecipe, entusiasta di fare questa parte del lavoro, di solito sempre molto problematico e snervante. Lui è stato molto accurato anche nel montaggio, non ci sono gli sbrodolamenti tipici di alcune commedie”.

Carla Signoris: “Io non sono solo una mamma Tigre, è stato un piacere recitare un ruolo che va contro le mie caratteristiche tipiche”.

Mister Felicità, Alessandro Siani, Diego Abatantuono, conferenza stampa

Alessandro vuoi dirci qualcosa in più sul pessimismo e la brutta situazione che c’è attualmente nel nostro paese; può servire un film del genere come ” Mister Felicità ” ad inizio anno? Cos’è per il cast la felicità?

Diego Abatantuono: “La felicità per me sarebbe quella di essere un po’ più snelli, ma Siani mi ha chiesto di non dimagrire. Ho dovuto indossare una struttura in lattice durante tutto il film, faceva caldissimo a Merano, sembrava di stare a Copacabana; è stato faticoso. La felicità di questi tempi è anche essere vivi, è molto meglio che non esserci più. Spero che succeda qualcosa di interessante per il Milan. La felicità non arriva da sola, bisogna impegnarsi ed affrontare i problemi veri della vita, fare amicizie, divertirsi di più, senza dover ricorrere a mental coach”.

Carla Signoris: “Bisogna dare il giusto peso alle cose, rimettere apposto le cose senza sovraccaricarle”.

Alessandro Siani: “Il senso della felicità è qualcosa di più universale; ad inizio film c’è ila volontà dei protagonisti di rialzarsi dopo una caduta. Questo mi ha stimolato, è un argomento molto difficile da trattare ed attraverso una risata abbiamo affrontato una piccola storia. Voglio ringraziare il maestro Umberto Scipione, mio collaboratore di lunga data, che anche stavolta ha fatto un lavoro strepitoso con le musiche e le atmosfere, davvero difficili da ricreare”.

Elena Cucci: “Circa il concetto di felicità che ha ben espresso Alessandro in precedenza, aggiungerei che dopo un momento di buio, oltre a rialzarsi, la cosa fondamentale è andare avanti. Quando si vacilla si perdono di vista i propri desideri. Raccontiamo che la felicità è un percorso, fatto anche di cadute, ma che una volta che ci rialziamo si può trasformare in un semplice episodio negativo”.

Cristiana Dell’Anna: “L’unica cosa che mi sento di dire è di dare il giusto peso alle cose, tipo a Natale ho mangiato due cassate perché l’anno scorso non l’avevo potuta mangiare e sono andata in crisi. Credo che la felicità e l’infelicità siano un fenomeno sociale. Se prima ogni filosofia, ogni religione, ogni condizione sociale era una risposta giusta alla felicità, ora lo è dare il giusto peso alle cose della vita. Abbasso i mental coach e più rapporti umani, più condivisione delle proprie esperienze”.

L’attenzione verso la famiglia e i più piccoli che si riscontra nei tuoi film è attentamente studiata?

Alessandro Siani: “La verità è che il lavoro più duro è quello di non scrivere delle cose che siano volgari. Quando diciamo che il film è una favola lo è perché utilizzi un linguaggio che non è quotidiano. Mi auguro che ci siano sempre di più lavori di questo tipo per arrivare alla risata . Perdonatemi la parola lavoro, l’attenzione cade su quella cosa. Fare un film su tutta la famiglia, con una serie di gag che strizzano l’occhio anche ai bambini è difficilissimo. Stavolta, credo, sia venuto molto bene”.

Lei ha fatto film eccezionali come Mediterraneo ma ha girato soprattutto dei film comici divenuti dei cult, anche attori come Tomas Milian hanno alternato lavori comici ad altri più seri. Lei perché ha scelto spesso di realizzare film comici non dedicandosi a ruoli più impegnati?

Diego Abatantuono: “Per fare un film comico ci vuole un comico ed è più difficile trovarne uno, ho sempre cercato di fare ciò che mi riusciva meglio. Credo che una buona percentuale dei miei 100 e passa film siano film seri. Certo se trovo film drammatici e brillanti scelgo sempre il brillante, mi dà anche più soddisfazione. Il problema è quando il film drammatico fa ridere. Se il comico è drammatico, diventa drammatico anche per chi lo ha realizzato, la carriera è legata a sapere quel che si è capaci di fare. Ho sempre cercato questo, non posso fare più un bambino e nemmeno l’adolescente, mi sono dovuto adattare”.

Mister Felicità, Cristiana Dell'Anna, Elena Cucci, conferenza stampa

Quanto è stato difficile girare le scene nel palaghiaccio?

Alessandro Siani: “Elena (Cucci ndr) ha preso realmente lezioni di pattinaggio. Già tre, quattro mesi prima, mentre eravamo in tournée a teatro con “Il Principe Abusivo” finite le prove subito lei scappava a prendere lezioni e a perfezionare le sue doti da pattinatrice. Tra cinque giorni, pensate un poco, dovrà partire per Oslo, per gli europei (il cast ride). Non me ne ero mai reso conto ma il pattinaggio si presta molto al cinema, ci sono dei movimenti coreografici molto delicati ed armoniosi. Devo dirlo però, siamo stati aiutati anche da veri professionisti con delle controfigure utilizzate nelle scene più difficili”.

Elena Cucci: “È stato un percorso stimolante perché l’obiettivo era alto, già alla prima lettura delle sceneggiatura ho pensato “wow, che bello !”. Ho cercato di allenarmi come gli atleti, sia sulla pista del ghiaccio che fuori con coreografi e allenatori professionisti. Alessandro e la produzione hanno creduto in me e mi hanno supportato in tutto, altrimenti ciò non sarebbe stato possibile. Ho cominciato anche a cadere mentre mi allenavo, molto, ma ho capito che la prima caratteristica importante di una pattinatrice è saper cadere e ho imparato a farlo. Era frustante; tanti lividi, ma tanta soddisfazione… e aggiungo anche tanto freddo”.

Alla fine del film quindi è lei a pattinare?

Alessandro Siani: “Ci sono alcune cose che non ha fatto lei, troppo difficili, abbiamo dovuto utilizzare una controfigura. Elena s non avesse pattinato però, sarebbe stato come in Rocky non ci può essere il film senza la boxe”.

Cosa ne pensa dei risultati poco lusinghieri delle commedie di questo natale? Il mercato si sta spostando sempre più verso i film americani e agli italiani non piacciono più i film di natale, cosa ne pensa? E inoltre come mai ha deciso ancora una volta di girare in Alto Adige, forse per scaramanzia?

Alessandro Siani: “Io sono più dell’idea che esiste la commedia che funziona o che non funziona. Ci sono dei grandi maestri della commedia come De Sica, Aldo Giovanni e Giacomo, Lillo e Greg. Il cinema americano vive un buon momento. Noi portiamo in sala un buon film il 1 gennaio; ho curato personalmente io il montaggio, montavo giorno per giorno in modo da avere una situazione costante e sempre sotto controllo dell’andamento del film. Abbiamo aggiunto anche delle scene non previste in sceneggiatura, proprio per riparare a delle mancanze. Abbiamo la coscienza pulita con un lavoro che mi augurio possa essere apprezzato. Sono abbastanza scaramantico, non si nota? Perciò scelgo sempre di girare i miei film in Alto Adige. Il Principe Abusivo è un film importantissimo per me. È stato il mio debutto alla regia ed è diventato poi uno spettacolo teatrale molto importante e di successo. Aggiungerei che in quei posti c’è anche una grande accoglienza e delle atmosfere atmosfere importanti e diverse, adatte proprio ai miei film. In questo c’è un uso del dialetto molto radicato ed uscire fuori dalla mia regione, raccontare due napoletani fuori dalla Campania mi sembrava la giusta location. Lo sapete, si mangia anche benissimo, per questo lo ho rinominato Trentino Alto Adipe”.

Io ho riso la prima ora, ma quando esce la storia d’amore si ricade sul melenso, su cose già viste magari con Troisi. Secondo lei è obbligatoria la storia d’amore? La hanno paragonata da sempre a Massimo Troisi, ma Troisi è una cosa e lei un’altra, si può perdere tempo in paragoni così di poco conto?

Alessandro Siani: “Troisi è un’altra cosa, Totò è un’altra cosa… Per quanto riguarda questo film un paragone con Troisi è inimmaginabile. Lui aveva una poesia che non può avere nessun altro. Ma anche “Ue’ Frate” detto dal maestro… non capisco perché ci siano questi paragoni. Credo che se non ci fosse stato un po’ d’amore all’interno del film non ci sarebbero state le risate della prima mezz’ora, dei primi quindici minuti. Qualcosa deve sempre muoversi nei sentimenti. A me piacciono le parti un po’ più romantiche e che sento anche più vicine alla mia terra. Cerco sempre di fare un mix sin da quando ho sceneggiato il mio primo film “Ti lascio perché ti amo troppo”. Fare un film per bambini è un qualcosa che pensi prima, la storia d’amore viene da sé. In tutti i film c’è una storia d’amore, poi dipende come l’affronti”.

Alessandro, raccontaci l’idea del pappagallo, sei stato tentato di farla tu la voce? È vivo l’animale?

Alessandro Siani: “Il pappagallo è un elemento classico della commedia, poi che parla napoletano a me piace. Diego voleva fare addirittura una versione alla Adriano Celentano”.

Diego Abatantuono: “Io facendo questo mestiere da molti anni avevo avuto il pappagallo di Celentano, parlava proprio come lui, aveva la sua stessa voce; pensavo che riproponendo la cosa questa facesse ridere, ma la sua idea, il pappagallo che parla napoletano fa più ridere”.

Cristiana dell’Anna hai fatto Gomorra, ma qui in ” Mister Felicità ” si ride della Camorra, la si sbeffeggia, la si prende in giro.

Alessandor Siani: Quasi tutti hanno fatto Gomorra, il direttore della fotografia, lei, il mio cameramen; dopo cinque minuti che non moriva nessuno hanno cominciato ad uccidere le zanzare. Si fa bene a farne una versione comica, è l’unica strada che si può percorrere per far riflettere lo spettatore.

Cristiana Dell’Anna: Si fa bene a ridicolizzarli. Bisogna ridicolizzare tutto, bisogna ridere di tutto.

 

Mister Felicità, il nuovo film di Alessandro Siani, dal 1° gennaio al cinema.


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albertodelforno

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