Abbiamo incontrato per ” Slam – Tutto per una ragazza ” il regista Andrea Molaioli e il cast composto da Jasmine Trinca, Barbara Ramella e Ludovico Tersigni. Ecco cosa ci hanno raccontato!

Slam – Tutto per una ragazza ” è un film coraggioso prodotto dalla Indigo FIlm, in collaborazione con Rai Cinema, che proprio oggi ha annunciato la distribuzione mondiale dal prossimo 15 aprile grazie a Netflix. Un’opera dall’ampio respiro internazionale tratta dal bestseller di Nick Hornby per la regia di Andrea Molaioli, che abbiamo incontrato insieme a Jasmine Trinca e ai giovanissimi protagonisti Barbara Ramella e Ludovico Tersigni proprio nella sede della casa di produzione a Roma. Ecco cosa ci hanno raccontato sul film e anche sul mondo degli skaters che è il contorno di questa interessante e divertente storia d’amore e crescita adolescenziale.

Slam, incontro stampa

Jasmine, che tipo di mamma hai interpretato in Slam? Come hai lavorato e quanto hai improvvisato?

Jasmine Trinca: “Al di là della proforma ringraziamo davvero chi ha lavorato questo film. Mi ricordo che quando ho letto la sceneggiatura c’era già un grande segno, una forma di intelligenza brillante che manca veramente. Anche Andrea diceva che il film potrebbe essere una commedia, ma io non me l’aspettavo quando l’ho letto e mi ha sorpreso. Ho cercato una strada per trovare i protagonisti di questo film che sono ragazzi davvero speciali e conservano il meglio dei giovani. L’altro giorno mia figlia ha fatto un “tentativo” di recita e doveva interpretare la cattiva delle fiabe. Ha usato una voce molto impostata e io le ho spiegato che non poteva dirla in quel modo ma avrebbe dovuto farla come una bambina. Loro due (riferito ai protagonisti Ludovico e Barbara ndr) hanno conservato questa cosa qui pur non essendo dei fanciulli che sono entrati nel cinema da poco, ma fortunatamente non nel meccanismo. È difficile conservare una freschezza reale e questa non è improvvisazione, ma un lavoro che parte dal  testo. Questo è già un risultato impressionante. Questo è un cinema che vive di cliché, quindi anche essendo una disadattata brillante vengo percepita come una corrucciata. Con Andrea abbiamo sfondato questo muro divertendoci molto. La mamma di Slam è una mamma sul modello di come penso di essere io, è il mio ideale di mamma che sbaglia molto ma è guidata da una grande buona fede e da un grande amore per la propria figlia (la sua piccola Elisa ndr). Il messaggio del restituire ai figli l’idea di poter sbagliare è la cosa migliore”.

Avevi un’età giovane quando hai cominciato?

Jasmine Trinca: “Andrea è la prima persona che ho incontrato da liceale mentre frequentavo il penultimo anno, il film di Nanni durava quasi un anno di riprese e quando mi presentai al provino con tutta la scuola del Virgilio non avevo alcuna ambizione in quel senso. C’erano tutte le brave e le belle con la loro poesia preparata, poi c’ero io che ero l’anatroccolo. Me ne volevo andare, ma sono rimasta. C’era Andrea Molaioli severissimo, ma spezziamo una lancia a favore del rigore che è riuscito a mettere anche in questo film nonostante ci fosse un tono lieve. Io non avevo una poesia preparata e raccontai le mie giornate in modo relativo, ora rincontrarlo dopo qualche anno ha un senso. Lavorare seriamente e in modo rigoroso serve”.

Andrea Molaioli: “Jasmine è stata la prima presenza certa attorno a cui poi si è costruito tutto il resto del cast. Per me era un piacere e una curiosità lavorare assieme per il suo talento, perché è una ragazza intelligente, spiritosa che può portare tanto ad un ruolo oltre alle straordinarie capacità attoriali. Il fatto che l’avessi conosciuta come stra-esordiente non doveva riflettersi in questo film, ma questa sua comprensione maggiore sull’essere attori alla prima esperienza è stata importante per i ragazzi e l’ha fatta essere una sorta di allenatrice in campo. Poteva intuire quello che emotivamente poteva passare per la loro testa ed aiutarli”.

Che sapevate del libro? Che effetto vi ha fatto questa storia?

Barbara Ramella: “Jasmine è stata un punto di riferimento anche prima di girare, sin dai provini con la sua capacità di sdrammatizzare e farci capire come lavorare. Questo ti sprona a voler fare bene, sia a livello attoriale che come persona è stata un punto di riferimento. Ero agitata per la storia d’amore, lei mi ha ispirata”.

Ludovico Tersigni : “È stata un punto di riferimento, ma anche materna da tutti i punti di vista anche nel rapporto tra noi due mi sono sentito protetto non solo come personaggio. Avevo sempre la sicurezza di poter trovare una nuova modalità anche nella stessa scena, anche uno sguardo o una parola detta in modo diverso poteva portarci ad un risultato finale molto buono”.

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Il mondo dello skate, com’è andata?

Ludovico Tersigni: “Mi sta a cuore lo skate, oltre ad essere lo strumento per trovare il personaggio è diventato anche un modo di guardare il mondo. Il buon Lepre e tutti gli skaters mi hanno insegnato che per spiegare a qualcuno che non è mai salito sulla tavola cosa sia bisogna essere un professore per capirlo, devi salirci sopra, farti male. La componente di rischio e l’adrenalina danno un fascino potente a questa disciplina che non è solo fisica, ma anche mentale perché se perdi per un attimo di vista la tavola stai per terra ed io mi sono allenato senza aver mai fatto surf o snowboard. Il mio coach era disperato, però avevo molto a cuore questo progetto ed alla fine cadere era diventato un’abitudine. Sono molto contento di aver affrontato questa avventura. Il periodo dell’allenamento è stato fondamentale sia per trovare il personaggio che per la tenacia di terminare le riprese”.

Quanto ti sei allenato per Slam? Hai avuto bisogno di controfigure?

Ludovico Tersigni: “Mi sono allenato per circa due mesi prima di iniziare le riprese e ho provato a fare io la maggior parte delle cose, come la discesa al Colosseo che è stata bella. Però per fare quel giro completo ci vogliono sei anni di pratica e l’ha fatta la controfigura (ride ndr)”.

Non avete mai pensato che fosse un problema utilizzare lo skate come mezzo di narrazione in una città come Roma in cui non è molto diffuso?

Ludovico Tersigni: “Lo skate è abbastanza diffuso nella zona dello skate park di Anagnina, è stato bello scoprire ancora di più questo mondo e mi ha permesso di tirare fuori questo personaggio. Non è vero che la cultura skate è assente a Roma e la trasposizione penso sia venuta bene”.

Perché al cinema viene raccontato sempre più spesso ultimamente delle mamme ragazze?

Andrea Molaioli: “La ragione per cui delle persone abbiano affrontato questo tema in tempi recenti non lo so, nello specifico del nostro Slam il tema della giovane gravidanza è centrale ma è anche una sorta di falso tema. È un qualcosa che porta i giovani protagonisti ad interrogarsi su cosa fare di questa gravidanza e più in generale del loro futuro. Questo era l’aspetto che mi affascinava maggiormente. Il futuro che gli era stato prospettato non era un granché e c’era una sorta di forma e pregiudizio, un marchio che spesso era l’apatia e la mancanza di determinazione. Sembra sempre che chi viene dopo di noi genitori debba fare qualcosa di ancora più straordinario. C’è sempre questo messaggio che chi è venuto prima ha fatto tante cose e di essere un passo indietro. È un po’ il segno della distanza, in questo caso c’è anche una difficoltà al conflitto. Mi sembrava interessante il fatto di trovare attraverso la giovane gravidanza anche una forma di piccolo riscatto di chi con sorpresa riesce ad affrontarle le situazioni non semplici attraverso errori, sbagli, cadute come nello skate”.

Vi riconoscete in quei personaggi di Hornby? Sono realistici?

Ludovico Tersigni: “Sicuramente per uno scrittore narrare come un 16enne è una grande prova, non so l’età di Hornby ma sarà stato anche lui un 16enne almeno una 20ina d’anni fa. La gravidanza? Sono cose che potrebbero succedere, credo proprio di sì altrimenti il libro non sarebbe stato apprezzato così tanto e in così tanti paesi. Ci sono cose che fanno ridere, però è così che funziona. Nick Hornby ha scritto altri libri eccezionali, questo è piacevole e pieno di spunti”.

Barbara Ramella: “Un adulto potrebbe anche iniziare a capire la mentalità del 16enne, il mio personaggio vuole sfidare la volontà dei genitori che vogliono farle studiare legge. I genitori guardando questo film potrebbero capire il voler affrontare un futuro già scritto per i propri figli. La gravidanza era un volersi prendere una responsabilità”.

Interviene la sceneggiatrice di ” Slam – Tutto per una ragazza ” Ludovica Rampoldi. 

“La cosa interessante da raccontare era aggrapparsi a qualcosa per prendere in mano la propria vita. Nel caso di Alice lo abbiamo reso più chiaro, una ragazzina che grazie a questo disastro riesce a diventare un essere umano più complicato e reale. Jasmine ha saputo restituire oltre al calore anche un’inquietudine tipica di una 32enne. Lei l’ha resa ancora più interessante, mostra anche quello che può esserci dietro lo schermo”.

Slam, tutto per una ragazza

A chi pensi sia rivolto questo tipo di film?

Andrea Molaioli: “Fatico a dire qualcosa anche per non portarmi sfiga, l’intento era quello di raccontare una storia che potesse essere recepita anche dai 16enni in modo naturale e non imposto. L’augurio è che possano trovarlo interessante e cercare di guardarlo. È ovvio che ci si aspetta qualcosa di ampio, anche perché il mondo attorno ai due ragazzi riguarda anche le altre generazioni. È un film per tutti, o almeno è questo l’auspicio dal punto di vista naturale degli elementi”.

Hornby ha partecipato al film? Lo ha visto?

Andrea Molaioli: “Ha visto il flm, non ha partecipato anche per rispetto del nostro lavoro. Gli è piaciuto molto il nostro Slam ed è stato importante per noi”.

Il film all’estero sarà distribuito da Netflix, lo vedranno sottotitolato?

Andrea Moliaoli: “Questo sarà a descrizione di Netflix che spesso mantiene la lingua originale con i sottotitoli, però sono tanti paesi quindi non possiamo dirlo con certezza. Il film sarà su Netflix nel mondo dal 15 aprile”.

Il lavoro sulle musiche?

Andrea Molaioli: “Una delle prime tentazioni era cercare di aderire al mondo skaters legato all’hardcore, ma l’ho abbandonata presto. Ho cercato un impianto più legato allo sviluppo drammaturgico della storia. Ci sono brani dagli anni 50 fino ai nostri. Oltre ai brani di repertorio c’è stato anche un costruire dei brani originali coniugabili con quella di repertorio senza creare una separazione troppo forte. Teo solitamente fa una musica molto intima e riflessiva, qui ha cercato aperture più energiche e solari”.


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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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