Il Festival di Venezia 2016 ha presentato fuori concorso l’anteprima italiana di “Planetarium”, il film con protagoniste Lily Rose Depp e Natalie Portman, che concede il bis dopo gli applausi per l’interpretazione di Jackie Kennedy. Il risultato però in questa sua seconda prova è completamente opposto, penalizzata anche dalla sceneggiatura a tratti davvero incomprensibile della regista Rebecca Zlotowski. La storia è ambientata alla fine degli anni ’30 e vede protagoniste due sorelle sensitive Laura (Natalie Portman) e Kate (Lily Rose Depp) e durante i loro tour incontrano a Parigi André Korben (Emmanuel Salinger), potente produttore cinematografico francese che pianifica di usare le sorelle per dirigere il primo film sui fantasmi. In conferenza stampa le due attrici protagoniste e la regista hanno risposto alle domande dei giornalisti, leggi il report e guarda le foto.

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Rebecca Zlotowski: “Ho voluto raccontare un mondo immaginario con gli strumenti del cinema. Ho lavorato con gli attori con l’ipnosi e lo spiritualismo. È la storia dell’incontro tra due personalità”.

 

La relazione che avete come sorelle è molto credibile, com’è stato lavorare insieme?

 

Natalie Portman: “È stato bellissimo lavorare con Lily Rose che è molto professionale e dotata di grande talento”.

 

Lily Rose Depp: “Sono stata fortunata perché mi hanno accolto benissimo. Con Natalie abbiamo lavorato molto bene”.

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Cosa avete visto sulla complicità femminile? 

Natalie Portman: “Posso dire che è raro, nei 25 anni in cui ho fatto film è la prima volta che sia diretto da una donna. Credo che non cambi nulla da un regista uomo,negli Stati Uniti ci sono molte barriere. In base all’esperienza femminile e anche il rapporto tra le donne è invisibile agli occhi maschili. L’uomo non riesce ad immaginare la vita delle donne”.

 

Rebecca Zlotowski: “È una responsabilità per i realizzatori essere donna, la responsabilità è di creare degli schemi. La donna ha una viralità diversa in questo film, ma la responsabilità va condivisa tra sceneggiatore e attrici. Quello che ci dà Natalie Portman è che lei interpreta dei film, ma non è solo la ragazzina civetta. È una persona che lavora con capacità intelligenza. Il mio sesso mi facilita il compito dato che tra donne si capisce meglio”.

 

Lily Rose Depp: “È interessante perché spesso al cinema i ruoli per le donne sono sexy e senza sostanza. Quello che mi ha interessato in questo film è che il mio personaggio non è solo un oggetto seducente, ma è anche una ragazza con un potere di serietà perché sa qualcosa che gli altri non sanno. Lei difende la sua famiglia e si occupa della sorella. Non ho mai visto nessun ruolo come il mio in altri film al cinema”.

 

Come valuta questi due film che ha presentato a Venezia in questo punto della sua carriera?

Natalie Portman: “Mi sento molto fortunata ad essere a Venezia con ben due film e ne sono molto lieta. È una grande possibilità essere qui con Rebecca di cui avevo sentito tanto ed è la prima volta che ho lavorato con qualcuno con cui avevo una grande amicizia ancor prima del film. Ero molto familiare con lei e sapeva esattamente come rivolgersi a me. Già questa esperienza era sufficiente, ma essere a Venezia è incredibile”.

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Il banchiere che assume le sorelle diventa un produttore cinematografico. Le presenze fantasmatiche hanno a che fare con il cinema, perché ha deciso di trasformare questo personaggio? Mi ha colpito la frase che “Tutti noi siamo i fantasmi del futuro grazie al cinema”.

 

Rebecca Zlotowski: “Avevo un problema con i banchieri più che con i produttori. Ero molto impressionata dal racconto: una parte mi interessava per l’aspetto genetico del film, ma non volevo mettere un banchiere nella storia. La corrispondenza tra spiritismo e cinema è una scelta di fede. Era più che evidente che dovesse essere un produttore di cinema. Questo carattere fa parte dell’invenzione del personaggio”.

 

Emmanuel Salinger: “Un aspetto del personaggio è la sua fragilizzazione. Gestisce bene il suo lavoro, da consigli, però ad un certo punto perde i nervi. Si trova in una sorta di scala dove deve avere una certa padronanza per un territorio ignoto ed occulto. Lui finì per scivolare verso qualcosa di diverso. Si trova attratto quasi come se fosse un magnete da ciò che sta vivendo. Questo è un attimo appassionante che dovevo trasmettere”.

 

Rebecca Zlotowski: “Penso che Korben nel film è ispirato ad un produttore ebreo che era stato deportato. Anche in Francia tutti lo hanno dimenticato, lui aveva costruito gli studios della Pathè”.

 

Ti senti di voler fare la regista dopo questo film?

 

Natalie Portman: “Credo che da Rebecca ho imparato molto, ma in primo luogo come attrice sono stata provocata e sfidata. Per il mio personaggio era importante essere duro, era un grande passo. Se si comincia a lavorare come attrice già da bambina si possono scegliere ruoli carini. In alcuni casi mi ha chiesto di parlare con lei. È stata un’esperienza stupefacente, ma la sua specificità sia dal modo di muovere la cinepresa sia considerando le parole che mi diceva è stata così specifica e forte donandomi grande energia. È stata una fortuna averla come regista. Abbiamo bisogno di una maggiore rappresentanza dello sguardo femminile, è un’esperienza diversa da quella di un uomo”.

 

È un film cinefilo con continue citazioni, Natalie ha avuto un punto di riferimento? Cosa si può imparare da quelle attrici?

 

Natalie Portman: “Non ho avuto un punto di riferimento specifico per quelle scene. Il look è stato creato da Rebecca. Immaginate quanto desiderio di vita ci sia in Lubic nonostante non ci siano bandiere contro il mondo. Io sono contro il mondo, ma io amo il cinema ed è inimmaginabile ad esempio il percorso di un film d’amore”.

 

 


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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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