Il film The Journey ha riscosso un notevole successo tra il pubblico di critici e non presente al Festival del Cinema di Venezia. Una storia coinvolgente con una sceneggiatura impeccabile e attori strepitosi. 

Buone notizie, il mercato italiano con Officine ha comprato l’ultimo film di Nick Hamm, The Journey  e il mercato italiano potrà vedere questo capolavoro di film con una sceneggiatura impeccabile e degli attori strepitosi come Timothy Spall e  Colm Meaney che hanno retto l’intero film sulle loro spalle con una mirabile prestazione. La pagina storica da scrivere è complessa e spinosa. Il passato è troppo recente per definirsi bene eppure il regista e lo sceneggiatore hanno reso un momento drammatico con l’ironia surreale di due uomini che faticosamente dimessi i panni dei politici si ritrovano a condividere momenti da persone ” qualunque” seppur con delle differenze abissali che sono quelle che poi hanno portato alla guerra civile nel nord irlanda.
Ecco cosa hanno raccontato il regista e gli attori.

Nick Hamm: “È un onore partecipare al Festival di Venezia. Non c’è un posto migliore per realizzare un film sulla pace. C’è una lunga tradizione dei conflitti politici dell’Irlanda del Nord in cui le fazioni opposte andavano all’estero insieme. Era un trucco che avevano pensato per risolvere alcuni problemi. Ho scoperto che c’era un evento particolare. Mi affascinava l’amicizia tra due individui straordinari che erano nemici e non si parlavano. Avevano cercato di farsi danni l’un l’altro. Quest’amicizia ha rafforzato la pace in Irlanda del Nord. Questa è un’idea che ho portato a Colin e lui ne ha tratto una sceneggiatura che mostrasse  come queste due persone avevano forgiato un’alleanza”.

Meaney e Spall, mi chiedo quanto è stato difficile recitare la parte di personaggi viventi ed essergli fedeli senza fare una caricatura?

Spall: “È lo stesso con ogni personaggio, che sia storico controverso o meno. Bisogna cercare di capire una persona dal modo in cui parla e si presenta, ci vuole tanta fantasia. Devi diventare qualcuno. È stata una sfda vestire i suoi panni perché non era più l’oratore”.
Meaney: “Quello che ha detto Tim conferma la mia esperienza, l’impersonare una persona è una parola molto bella. Si fa il ruolo di un personaggio famoso e bisognan assomigliargli il più possibile. Bisognava imitarne l’accento, ma alla fine è una nostra creazione”.

Nick Hamm conclude il suo intervento con una frase davvero particolare,  paragona il suo film ( senza troppa falsa modestia) ad un cult della storia del cinema “Secondo me abbiamo girato una sorta di Lawrence D’Arabia seduti su un taxi”, anche se forse il film che ci viene in mente prima da associare a Locke uscito nel 2013.


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Laura Laportella

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