Tarantino, cosa c’èntra con il regista italiano E. G. Castellari? e con Franco Nero? Se Bastardi Senza Gloria e Django Unchained hanno visto la luce è proprio grazie a queste due eccellenze del cinema italiano. E loro ce lo raccontano ne Il Bianco spara, l’autobiografia di Enzo Castellari con la prefazione di Franco Nero.

Quentin Tarantino, considerato da tutti colui che ha reinventato il cinema contemporaneo, colui che con Le Iene e Pulp Fiction ha riscritto le regole della cinematografia, si è imbevuto di cinema italiano. Quando da ragazzo, per mantenersi lavorò in un videonoleggio, egli si impregnò di quelli che erano all’epoca considerati b-movie, indipendentemente che fossero spaghetti western, horror o commedie pecorecce. Ed è proprio durante questa “scuola di vita” all’italiana che Tarantino si è imbattuto in due film che hanno segnato per sempre il suo modo di concepire il cinema e la sua filmografia. Se è stato possibile per lui ideare Bastardi Senza Gloria e Django Unchained è stato solo grazie all’operato di questi due giganti del cinema italiano E. G. Castellari e Franco Nero, rivalutati proprio in virtù delle  sue opere.

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Fu proprio E. G. Castellari a scrivere e dirigere nel 1978 The Inglourious Bastards (aka Quel maledetto Treno Blindato), film che rimase così impresso nella mente del giovane Quentin da volerne assolutamente fare un remake; fu così che nel 2009 nacque Inglourious Basterds (Bastardi Senza Gloria) film che valse il primo oscar a Christoph Waltz. Ma Tarantino non era contento solamente di omaggiare i b-movies italiani, aveva come pallino un altro grande attore del nostro paese, quel Franco Nero che lo aveva stregato con la sua interpretazione del bonty killer solitario Django, nell’omonimo film di Sergio Corbucci.

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La sua prova attoriale gli rimase così impressa che alla prima occasione decise di volerne realizzare un remake con un cast stellare: Jamie Foxx nel ruolo di Django, Leonardo Di Caprio , Samuel Lee Jackson e ancora una volta Chris Waltz che con la sua interpretazione si porta a casa il secondo oscar.

Stavolta non è l’strionico Tarantino a raccontarci il cinema italiano con i suoi occhi ma, sono i diretti interessati ad aver scritto un testo: Il Bianco spara, una autobiografia della vita e del cinema di E. G. Castellari con la prefazione dell’amico e compagno di mille avventure Franco Nero; vi dicono nulla Keoma, Il cacciatore di squali, La polizia incrimina e la legge assolve?

Come se non fosse passato mai quel periodo d’oro che li aveva visti protagonisti nei cinema italiani, i due alla presentazione del libro si raccontano e ci raccontano il loro cinema, aneddoti curiosi e incredibili nonché la loro amicizia con colui che li ha riscoperti e portati alla ribalta: Quentin Tarantino:

Il cinema di Enzo Castellari attraversa quasi tutti i generi italiani; comincia negli anni ’60 e prosegue in maniera incredibile, straordinaria, com’è stata straordinaria la sua vita che lui riassume, per quanto è possibile nella sua autobiografia intitolata “Il bianco spara”. Un titolo evocativo ambivalente, che potrebbe essere anche nel segno dell’avventura, quella con la A maiuscola, perché non solo il cinema di Castellari è un cinema principalmente avventuroso: ha iniziato col western, poi è passato al genele poliziesco, reinventandolo, ha spaziato nel fantastico, nel post apocalittico con la “Trilogia del Bronx”, risposta italiana al filone iniziato con Mad Max e 1997 Fuga da New York, ha realizzato film thriller; non si è mai fermato, fossilizzato su di un genere.

Uno dei film più interessanti di quest’ultimo genere è “Gli occhi freddi della paura”, vero?

Enzo Castellari: Per quanto riguarda questo film, eravamo io e mio figlio ad un Festival in Olanda, dopo 7-8 minuti siamo usciti perchè non reggevo più il film, è invecchiato troppo male (ride); ci siamo guardati in faccia e… “andiamocene, va!”.

Il libro di Enzo è un romanzo, il romanzo della sua vita, ma è anche un romanzo del cinema e testimonia l’ enorme amore per quest’arte da parte di una persona estremamente umile. Lui è un maestro, lo sa di esserlo, ma è estremamente umile e, ogni volta che descrive (nel libro) un passo della sua vita, un suo film, un suo progetto, lo fa in una maniera talmente semplice da apparire straordinaria. Ogni volta è una sfida, una impresa, un mettersi in discussione, e questo il suo cinema lo ha ampiamente dimostrato, le sue sfide sono state vinte.

Enzo Castellari: Ogni tanto, quando finisco una delle avventure raccontate ci metto tra virgolette “che culo, ragazzi!”

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Perchè “Il bianco spara”, come mai questo titolo?

Enzo Castellari: Quando qualcuno leggerà, io lo racconto dopo qualche pagina, si risolve l’enigma. La frequentazione mia del cinema è stata immediata seguendo i film di mio padre (Marino Girolami ndr.). Da ragazzino la cosa più bella era quando mio padre mi portava sul set e una volta su di un set “strano” ho trovato gli attori con le camicie gialle, le lenzuola gialle, la cameriera con la crestina gialla e ho chiesto: “ma perché tutto giallo?: perchè il bianco spara.” Poi l’operatore mi ha spiegato che, girando un film in bianco e nero, i riflessi forti del bianco “sparano”, rovinano l’immagine. Quando qualcuno mi chiede del titolo aggiunge: “il bianco spara, e il nero?”.

Franco Nero è un tuo attore feticcio, oltre ad essere un amico, hai girato con lui protagonista nove film, come lo hai conosciuto?

Enzo Castellari: Li hai contati, dì la verità, ma che poi ce ne sono altri 28 che non abbiamo fatto. Allora, quando il produttore Amati decise di darsi al poliziesco dopo il clamoroso successo di quello di Steno, si decise in fretta e furia di farne subito uno anche noi e pensammo a questo film, il titolo lo trovò Amati nel discutere: “perché la polizia incrimina, la legge assolve”, incazzato nero, e noi tutti concordammo che con quella sua frase aveva trovato il titolo al film. Ma lui controbatté, “ma chi è il protagonista?” ed io gli risposi che ci voleva un protagonista veramente di forte impatto ed allora si cominciò a pensare al protagonista ed io suggerii che al momento l’unico personaggio più famoso in senso assoluto, quello che non apri un giornale se non trovi il suo nome è Mark Spitz,”e chi è?”, “il nuotatore quello che ha vinto 27900 medaglie”, “ma che ce frega di quello… ce vorrebbe Franco Nero!”, e allora si contatta l’agente che non è molto fiducioso: “la regia di chi è? Castellari, e chi è?” e allora per contattarlo chiamo la parrucchiera di Franco, Giusy e lei mi dice che domani avrebbero girato agli studi Helios un film western con Anthony Queen, e che se fossi venuto all’ora di pausa me lo avrebbe presentato. Allora sono andato lì tranquillamente, ci siamo presentato e Franco è stato veramente di poche parole, mugugnava sempre quasi fosse infastidito della mia presenza. Qualche giorno dopo avendo letto il soggetto, mi chiama, ci incontriamo e da lì è nato tutto. Però se non ci fosse stata la sua parrucchiera Giusy che organizzava questo incontro, io non avrei mai fatto un film con  Franco Nero.

Voi siete amici, ma avete dei caratteri diversissimi, come trovate l’intesa sul set?

Enzo Castellari: Ma, sai che c’è, ci accomuna l’amore per il cinema, lui ama profondamente il cinema, tutto il cinema tant’è vero che, alla lettura dei copioni lui parla del film, non tanto del suo personaggio… poi però quando incomincia a parlare del personaggio suo so cazzi, ma nel momento parla del film. Ama qualsiasi genere, conosce tutti i film, tutti i registi e allora prima di girare ci facciamo dei riferimenti “e se questa scena la facessimo come…”, e allora nasce questa intesa; anche se lui non è un grandissimo storyteller, mi basta un suo accenno per capire quello che vuole dire, e allora qualsiasi suggerimento che dà è sempre per il film quindi lo interpreto e lo traduco.


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