Quest’oggi si chiude ufficialmente il concorso del Festival di Cannes 2017 con l’ultimo film in concorso per la Palma D’Oro, ecco cosa ci hanno raccontato su “You Were Never Really Here” Joaquin Phoenix e Lynne Ramsay!

Quando arriva l’ultimo sabato a Cannes è il momento del film di chiusura e quest’anno la scelta è ricaduta su “You Were Never Really Here” di Lynne Ramsay, già regista di “…e ora parliamo di Kevin!” con protagonista uno straordinario Joaquin Phoenix, che stupì tutti già nel 1995 per il suo ruolo in Da Morire (To die for, di Gus Van Sant) e poi per Commodo in Il Gladiatore. Ora è cresciuto maturando moltissimo artisticamente, non sbaglia più un film e dovrebbe portarsi a casa il titolo di miglior attore maschile della competizione anche se Robert Pattinson è stato anch’egli sorprendente. Lynne Ramsay viene da Glasgow e già con Small Deaths, il film che realizzò per la sua laurea, vinse il suo primo premio proprio a Cannes (premio della giuria, 1996), quindi si tratta di un importante ritorno.

Joaquin Phoenix 4

Sin dal tuo primo film hai insistito sul fatto che volevi essere regista, scrittrice e a volte anche produttrice. Questo significa che se non lo scrivi e non lo dirigi in prima persona, il film non lo senti davvero tuo?

Lynne Ramsay: No, no, non è per questo.

Qual è stato il processo per entrare nel personaggio, specialmente per quanto riguarda la presenza fisica?

Joaquin Phoenix: Ciò che dirò potrà sembrare ovvio, ma io in prima persona sono cresciuto con diversi traumi quindi sono stato aiutato ad entrare all’interno del personaggio.

Joquin Phoenix 6

Come sei riuscita a mantenere la tua visione personale attraverso l’intero film?

Lynne Ramsay: Per mantenere la tua visione hai bisogno di trovare le persone giuste con le quali lavorare, persone che ti supportano. Nel mio caso ho avuto un produttore straordinario che ha fatto in modo che mi sentissi sempre protetta da questo punto di vista.

Il tuo film è un film breve ed economico. Si tratta di scelte consapevoli?

Lynne Ramsay: Alcuni film hanno bisogno di essere lunghi, ma questo qui non voleva essere un film che annoiava. Poi mi piacciono i film brevi, quasi tutti i miei film sono sui 90 minuti.

Joaquin Phoenix 2

Che tipo di eroe o antieroe è Joe?

Joaquin Phoenix: La nostra volontà era quella di allontanarci dall’idea classica dell’eroe maschile e dall’invadenza dell’eccesso di mascolinità a tal proposito. Non è un film su un uomo che salva delle ragazze, anzi, il contrario.

Se ciò è avvenuto, in quale momento del processo di scrittura hai influenzato il film?

Joaquin: No, non ho influenzato io la scrittura. Lynne è stata molto rapida in ciò, il tutto si è svolto in tipo 2 mesi…

In questo film vediamo totalmente rovesciate le convenzioni dei thriller. Si tratta di un film avventuroso in termini di cambiamenti interni alla narrativa. Come sei arrivata a scriverlo? E tu, Joaquin, a interpretarlo?

Joaquin Phoenix: Il modo di lavorare ha influenzato tutto il processo: il primo era dinamico e il secondo, di conseguenza, cambiava continuamente. Ovviamente in qualche modo sapevamo cosa sarebbe accaduto nella storia, ma nulla sembrava fissato da regole… una scena non è soltanto una scena. Ad esempio, una scena in cui si guida per andare in un negozio non è solo una scena di guida: ne provavamo diverse versioni. Quest’incertezza ha aiutato molto, ha fatto in modo che fossero tutti sempre concentrati e che lavorassero duramente. Avere a che fare con una scrittura fissa rende il tuo lavoro statico, il contrario, invece, alimenta l’entusiasmo. Lynne è quel tipo di regista che prova davvero una scena e se non le piace, la cambia. Ero molto entusiasta di poter recitare in questo modo.

Lynne Ramsay: Sì, è stata un’esperienza stupenda… sono stata molto fortunata.

Joaquin Phoenix 3

Nei tuoi film mostri sempre personaggi che vivono potenti esperienze di traumi, ma credo che questo film sia davvero più sperimentale degli altri, più allucinato… ci sono traumi multipli in ballo. Pensi che questi ultimi possano essere guariti sul serio?

Lynne Ramsay: A me piace esplorare i personaggi nella loro bellezza e nei loro difetti. Abbiamo lavorato con un team che si è occupato di trattare queste tematiche, come il disturbo post traumatico da stress, e devo dar loro tutti i crediti per il lavoro grandioso che hanno svolto.

In genere, nei film di questo tipo la pistola è un oggetto rilevante, anzi, viene quasi feticizzato. In questo caso, invece, c’è un martello… perché questa scelta?

Lynne Ramsay: Abbiamo avuto modo di vedere molti film con le pistole. Col martello c’è una specie di violenza silenziosa: puoi andare e tornare dalla violenza senza farti notare. E poi mi annoiano un po’ le pistole, quindi ho cercato un approccio diverso.

Joaquin Phoenix: Usare il martello invece della pistola è un’esperienza unica e c’è anche un certo piacere nel realizzarla. […] Inoltre, non potevamo permetterci le pistole.

 

Joaquin Phoenix, vieni sempre scelto per interpretare ruoli molto intensi, come descriveresti la tua metodologia attoriale? Inoltre, ti viene sempre richiesto di mostrare vulnerabilità, sia all’interno che all’esterno del film, quindi… ti piacerebbe fare più commedie?

Joaquin Phoenix: Non ho metodologia attoriale, non devi essere troppo cosciente quando reciti… a volte mi capita di sentirmi molto bene a mio agio sul set, altre volte, invece, voglio avere un’esperienza più solitaria. Dipende dal film, con questo scherzavamo tutto il tempo e facevamo un sacco di karaoke.

Lynne, i tuoi film sono molto fisici e ho notato come spesso non ti importa se le persone non amano i tuoi personaggi. Hai un modo di dirigere film che a me piace molto: potresti fare un cinecomic e apportare numerose novità rispetto ai tanti registi uomini.

Lynne: Mi piacerebbe dirigere un film sui supereroi.

Joaquin Phoenix, interpreti sempre ruoli molto impegnativi. Per questo film sei stato impegnato in qualche allenamento militare o hai recitato secondo ispirazione?

Joaquin Phoenix: No, nessun tipo di allenamento… davvero ci siamo divertiti, il più del tempo.

Lynne, il tuo film è un capolavoro cinematografico. Come sei riuscita a rendere sullo schermo la vita spirituale, interna, del personaggio?

 Lynne Ramsay: Ho pensato che fosse una sfida interessante rendere visivamente la storia attraverso l’arte figurativa, raccontare la storia del personaggio attraverso le immagini e l’arte visiva.

Joaquin Phoenix 1

Joaquin, puoi parlare della scena del soffocamento nella busta di plastica?

Joaquin Phoenix: Il personaggio in quella scena considera il suicidio in modo efficace, tuttavia ciò che cerca che ottiene è un momento di silenzio, uno spazio in cui tutto diviene silenzioso e lui può finalmente trovare sollievo. In quel momento sta cercando un attimo di silenzio e di pausa dai rumori e dal caos della sua mente. È come se nella sua testa ci fossero fuochi d’artificio ed esplosioni: è soffocato dai pensieri e dai ricordi. Quindi quello è un tentativo di trovare un po’ di silenzio… e non solo per un momento.

Cosa puoi dirci della colonna sonora?

Lynne: Quello musicale era un aspetto che volevo esplorare e Jonny Greenwood ha fatto un lavoro fantastico. Volevamo iniziare proprio dalle musiche, in certi momenti, e per fare ciò bisogna comunque essere legati a ciò che accade fisicamente e narrativamente nella scena. Il nostro team ce l’ha fatta in soli cinque giorni.

In merito alla controversia su Netflix… il tuo è stato prodotto da Amazon, che ne pensi di questa modalità di produrre e distribuire film tramite internet?

Lynne Ramsay: Amazon ci ha aiutati a finanziare il film. Poi ci sono prodotti molto buoni che vengono dalla televisione, si pensi a Twin Peaks. E comunque vedere qualcosa sul grande schermo è sempre un’esperienza grandiosa, unica, a sé stante.

Quali sono stati i motivi dietro la creazione del film?

Lynne Ramsay: In realtà il film mi è nato naturalmente.


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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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