È stata resa nota la shortlist che la commissione predisposta esaminerà il prossimo 26 settembre per decidere chi rappresenterà l’Italia nella corsa agli Oscar 2016. Oltre ai due film che hanno dominato i premi nazionali in corsa anche “Gli ultimi saranno ultimi”, “Suburra”, “Pericle il nero”, “Indivisibili” e “Fuocoammare”.

 

La corsa agli Oscar 2016 è ufficialmente iniziata questa mattina con la shortlist comprendente ben 7 titoli: “Gli ultimi saranno ultimi” di Massimiliano Bruno con un’intensa Paola Cortellesi, “Suburra” di Stefano Sollima, “Pericle il nero” di Stefano Mordini, la sorpresa di Venezia “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi già premiato con l’Orso d’Oro all’ultima Berlinale e, soprattutto, “Lo Chiamavano Jeeg Robot” dell’esordiente Gabriele Mainetti (guarda la nostra intervista al regista) e “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese. Inutile girarci intorno, dato che sembra ormai certo come la pellicola prescelta uscirà dal confronto delle ultime due. La commissione a cui spetterà l’arduo compito di scegliere tra due dei migliori film italiani degli ultimi 10 anni sarà composta dal Direttore Generale Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Nicola Borrelli, i produttori Tilde Corsi e Roberto Sessa, i distributori Osvaldo De Santis e Francesco Melzi D’Eril, i giornalisti Piera Detassis ed Enrico Magrelli, il regista e premio Oscar Paolo Sorrentino (leggi del nostro incontro a Venezia con il regista napoletano) e lo scrittore Sandro Veronesi. Ma chi potrebbe spuntarla?

jeeg robot

PERCHE’ “LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT” – Il film di Gabriele Mainetti è probabilmente una delle migliori opere prime di sempre del cinema italiano, un lungometraggio in cui il cinema di genere torna a splendere portando sul grande schermo il primo vero supereroe “made in italy”. La pellicola però non si limita all’aspetto supereroistico, ma ha un significato molto più profondo grazie alle prove attoriali straordinarie di Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli e, soprattutto, Luca Marinelli, che già sono stati tutti premiati ai David di Donatello. Mainetti è riuscito a creare un’opera di cui il cinema italiano sentiva il bisogno, rischiando tutto e arrivando persino a produrla da solo fondando la “Goone Films”. Un’operazione rischiosa, ma che ha fruttato il miglior rapporto dell’anno tra incasso e copie e in sala ricevendo premi in qualsiasi festival del mondo oltre che una distribuzione persino negli Stati Uniti e in Giappone. L’America ha applaudito “Lo Chiamavano Jeeg Robot” anche al Festival Italiano del cinema di New York e, benché il regista si sia più volte mostrato titubante davanti all’ipotesi della candidatura, ora non è più un miraggio il volo per Los Angeles. L’unico problema che potrebbe fermare la commissione esaminatrice potrebbe essere il linguaggio dell’opera, che sottotitolata all’estero perde molto ed è ancora fresca la ferita dell’esclusione della cinquina dell’opera postuma di Claudio Caligari “Non Essere Cattivo”. L’Anica è davvero pronta a prendersi questo rischio?

perfetti

PERCHE’ “PERFETTI SCONOSCIUTI” – Paolo Genovese con il suo “Perfetti Sconosciuti” ha scosso profondamente quest’anno di cinema italiano con un film solidissimo, che si basa prevalentemente su una sceneggiatura scritta divinamente ed un cast che è andando ad incastonarsi come le tessere di un puzzle. I David di Donatello gli hanno dato ragione, ma c’è da rimarcare come “Lo Chiamavano Jeeg Robot” era in corsa come opera prima dove ha vinto facilmente. Il regista romano ha raggiunto una maturità artistica completa dopo il successo di “Tutta Colpa di Freud” e il mezzo passo falso di “Sei Mai Stata sulla Luna?” tirando fuori un autentico capolavoro psicologico, un film profondo e attuale in cui ognuno di noi si può rispecchiare. Gli americani lo hanno amato premiandolo al Tribeca, il festival internazionale di New York organizzato da Robert De Niro, e quindi questo potrebbe sicuramente far pendere dalla sua parte l’ago della bilancia. La commedia di Paolo Genovese è una commedia in realtà amara, dove le risate sono propedeutiche a una riflessione interna in un film che è stato capace di squarciare le coscienze di tutti. Riuscire a portare a termine un film in un unico ambiente è difficilissimo, ma Paolo Genovese c’è riuscito superando ogni più rosea aspettativa e non è difficile definire questo film un “The Hateful Eight” in cui le pistole vengono sostituite dai colpi di Whatsapp. La candidatura di questo film potrebbe sicuramente essere apprezzata maggiormente dall’Academy e non ci stupiremmo se a trionfare il 26 febbraio fosse proprio questo lungometraggio. Il fatto che la produzione sia Medusa, che gode di un peso politico internazionale non indifferente è solamente un punto di forza in più a favore di una candidatura che sarebbe meno rischiosa e affascinante, ma ugualmente condivisibile quanto quella ipotetica de “Lo Chiamavano Jeeg Robot”.

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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