Indivisibili, presentato oggi alla stampa il nuovo film di Edoardo de Angelis, con protagoniste le gemelle Angela e Marianna Fontana, vincitore del Premio Pasinetti alla 73° Mostra d’ arte cinematografica di Venezia. Dal 29 settembre al cinema grazie a Medusa Film.

In una Casa del cinema gremita anche se molti avevano già seguito le attività stampa del film a Venezia, il regista Edoardo de Angelis e le due protagoniste del film, le gemelle Angela e Marianna Fontana hanno risposto alle domande della stampa romana.

Edoardo, Marianna e Angela le gemelle, potete raccontarci il riscontro che il film ha avuto al festival di Toronto? In quante copie uscirà il film?

Gianpaolo Letta: Il film uscirà il 29 settembre prossimo in 250 copie. Siamo contenti di aver lavorato con Edoardo De Angelis e ci teniamo molto a seguirlo nella sua carriera. Siamo contenti dell’accoglienza di pubblico e di critica, oltre ogni aspettativa. Un bellissimo inizio e crediamo ne film, perciò cercheremo in tutti i modi di fare una bella uscita.

Edoardo De Angelis: Il film a Toronto ha suscitato molto interesse e, dalle domande che mi hanno posto, molto simili a quelle che mi hanno fatto i giornalisti a venezia si è visto che radicando un racconto in una realtà specifica non ottieni una ghettizzazione, ma riesci a farti portatore di valori universali.

Marianna Fontana: A Toronto il film è stato molto apprezzato ed ha emozionato gli spettatori. Abbiamo avuto un’ottima accoglienza.

Angela Fontana: Ha detto tutto mia sorella, ma in fondo penso la stessa cosa.

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Cosa vi è rimasto delle protagoniste?

Marianna Fontana: Restare unite in quel modo, camminare con tre gambe non era semplice e siamo molto felici del nostro lavoro. È stata una grande emozione prendere parte a questo progetto.

Angela Fontana: Noi siamo gemelle, ma fare delle cose con un’altra persona al tuo fianco vuol dire non vivere la tua indipendenza. Capisci cosa significa viverla ed accettarsi per quello che si è.

Come avete vissuto la vostra vita di gemelle?

Angela Fontana: Noi abbiamo un’affinità mentale molto forte, come tutti i gemelli;  lavorare insieme sui personaggi di Daisy e Viola è stata una cosa molto particolare. Abbiamo un’indipendenza, ma dividerla con un’altra persona è complicato. Noi viviamo questa cosa come tutti, ci vogliamo bene. È una cosa che fa male essere divisi, in opposizione costante; lavorativamente abbiamo affinità molto forti.

Marianna Fontana: viviamo la nostra vita da gemelle in modo semplice, condividiamo le stesse passioni e siamo migliori amiche.

Il finale l’ho trovato buonista e poco in linea con il resto del film, cosa ci puoi dire a riguardo di ciò? Puoi parlarci di Enzo Avitabile, l’autore delle musiche?

Edoardo De Angelis: Certo, ho pensato a lungo di far morire una delle due gemelle, ma in realtà volevo dare un premio a queste ragazze. Volevo dargli la libertà di scelta e di stare insieme; ciò è molto lontano dal buonismo perché per ottenere la loro libertà esse hanno pagato un prezzo molto alto. Sono state capaci di uno slancio vitale che le ha portate alla liberazione. Enzo Avitabile è un’artista che prima ancora di incidere questo film ha inciso parte della mia vita. I bottari del suono, coloro che suonano con le botti, vengono da un paesino vicino Caserta, dove sono cresciuto. Il saxello di Enzo rappresenta la parte più eterea della colonna. Due delle canzoni del film sono state scritte da Riccardo Ceres, Indivisibili e Drin Drin. Il capolavoro del padre poeta è invece di Enzo. Nel film ci sono tre livelli musicali: il primo sono le canzoni, il secondo livello musicale è la colonna sonora originale, ma c’è anche un terzo livello, non udibile. Noi abbiamo realizzato in ogni scena un ritmo ricalcato sul suono delle botti, tutti gli attori si sono sincronizzati su quel ritmo. Le botti non ci sono nel film, ma suonavano in scena e venivano tolte all’ultimo restando nella testa degli attori.

Nicola Guaglianone, da dove è nata l’idea del film?

Nicola Guaglianone: Avevo letto un articolo sul New York Times di una giornalista che aveva vissuto con due sorelle siamesi. Mi aveva colpito l’idea di due ragazze che non dicevano io, ma noi. Due persone che vivevano in simbiosi. Io quando scrivo una sceneggiatura penso subito al trailer e alla locandina del film e per questo film avevo subito pensato ai due water attaccati. Siamo partiti da lì per arrivare a separare le ragazze riuscire a farle dire io. Abbiamo discusso tanto del finale, ma era giusto così. Quando due persone si ribellano al loro destino si trasmette un bel messaggio, al contrario sarebbe stato brutto il contrario.

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Siete cantanti, oggi attrici… vi piacerebbe essere più brave cantanti o brave attrici?

Marianna Fontana: L’importante è emozionare a prescindere dall’arte. Se arriva più a livello attoriale ci fa piacere, se arrivasse a livello canoro sarebbe la stessa cosa.

È il trionfo di un egoismo positivo quello delle gemelle? Ognuno ha diritto alla propria personalità.

Edoardo De Angelis: Queste ragazze si conquistano la possibilità di acquistare la propria identità. Ci piace che questa storia parli alle loro coetanee. Loro cercano di allontanarsi dai riflettori e facendo questo si guadagnano la loro indipendenza.

Edoardo, come hai assegnato i ruoli alle due protagonista, per di più gemelel? Anche le location, come le hai scelte?

Edoardo De Angelis: Al pimo provino chiesi alle ragazze di assegnarsi un ruolo autonomamente. Angela e Marianna sono molto siamesi nell’anima, hanno molta empatia, un pò come tutte le gemelle d’altronde. Erano già ad uno stadio molto maturo dell’interpretazione, quindi hanno scelto loro il ruolo. Sono affascinato dalla possibilità del cinema di far succedere delle cose. Porre le basi perché alcune cose succedano è sufficiente per apprezzarne la magia. Castel Volturno e il litorale domizio è un luogo che ha conosciuto la bellezza, anni addietro, ma ora porta le cicatrici della violenza, così come le ragazze di questa storia. C’è sempre presente una betoniera in questo luogo con la possibilità di ricostruirsi.

La vera scommessa è che queste due ragazze nel loro esordio sono riuscite a a tenere il film sulle loro spalle. Questo talento com’è stato coltivato? Cosa puoi dirci della tua apparizione quando le porti via, è un cameo alla Hitchcock?

Edoado De Angelis: Le volevo salvare io queste ragazze. Sono stato come un terzo gemello per loro, ho empatia ed emozione per questo film e vorrei che fosse condivisa da chi lo guarda. Le ragazze sono esordienti, ma già avevo lavorato in Perez con delle esordienti. Sono ragazze che si sono dimostrate delle professioniste e anche se le avevo affiancate ad attori professionisti, loro non ne hanno avuto bisogno. È stata un’altra sorpresa molto gradita. Questo forse è stato garantito da una loro grande attitudine al lavoro. Dopo 5 ore di trucco, necessarie per la preparazione del busto che le teneva unite, affrontavano le canoniche 10 ore di lavorazione; sono state sottoposte ad uno stress fisico e lavorativo molto importante. Da tutto questo loro hanno cominciato a vivere come Daisy e Viola, hanno scritto dei diari segreti che hanno firmato con quei nomi, e io per loro rispetto non gli ho letti. Il film è stato girato in sequenza proprio per permettere loro di speriementare i personaggi sulla loro carne, di viverli e di evolvere insieme a loro. Sono ammirato da queste due ragazze.

A che punto sono i vostri studi? Frequentate il conservatorio ? Cosa volete fare da grandi?

Marianna Fontana: Noi studiamo al conservatorio e continuiamo a studiare. Questo è l’unico nostro progetto, vivo molto il presente. Per costruire delle basi molto solide bisogna studiare duramente. Siamo al secondo anno.

Nicola, stiamo vedendo sempre più film con genitori co-protagonisti, com’è intervenuto sulla scrittura dei loro dialoghi? In questo film mi sembra ci sia un esempio molto importante di genitori responsabili ma non colpevoli, all’italiana. Questo è un ulteriore pregio del film che è legato al realismo. Non crede?

Nicola Guaglianone: Quando si lavora su dei personaggi, almeno io, evito di fare una divisione tra buoni e cattivi. Tutti i personaggi devono avere delle fragilità tipiche dell’animo umano. Esempio c’è un brutto vizio tipico dei romani, che si sbrigano a salire sull’autobus prima di farti scendere, ma bisogna imparare ad amarli così come sono. Ecco, conosciamo bene il mondo dei ricatti morali. Abbiamo riportato in quella famiglia tutto quel mondo che almeno in parte tutti abbiamo vissuto, senza per quello andarli a descrivere come personaggi negativi.

Rispetto a Mozzarella Stories e Perez come considera questo film nel suo percorso di crescita? Il tuo lavoro è un equilibrio tra vari immaginari, c’è il musical, gli equivoci, l’aspetto esoterico e superstizioso, l’ambientazione campana, come riesci a tenere tutto insieme?

Edoardo De Angelis: Non so se ci riesco, ma forse non importa. Da Mozzarella Stories a questo film si è molto focalizzato il mio linguaggio cinematografico. L’obiettivo si è sempre un po’ ristretto, quello era un film multi lineare con varie storie che si intrecciavano, mentre in Perez c’era un unico protagonista. Anche lì avevo visto il rapporto conflittuale tra l’uomo e la natura. In questo film, trattandosi di gemelle ho usato i pianisequenza per dettare il ritmo all’azione ed entrare lentamente e in maniera sempre più complessa nel issuto delle protagoniste, seguendole quasi come se il filtro della macchina da presa fosse quasi del tutto inesistente; ogni campo è giocoforza contemporaneamente un controcampo, ma il fuoco del racconto è incentrato molto sulle ragazze. Anche le storie della famiglia erano molto più ampie, ma si è operata la scelta radicale di non distrarsi mai da loro. Volevo far diventare ogni spettatore il terzo gemello. È una ricerca che va avanti dal punto di vista formale, tendiamo a realizzare delle sequenze più lunghe e abbiamo dismesso lo spezzettamento delle scene. Tutte le riprese sono effettuate dall’inizio alla fine per rispettare il tempo della scena permettendo di mantenerne il ritmo.

Edoardo de Angelis, hai per caso visto film ove fossero presenti gemelli, hai preso spunto da uno di questi film ? Come mai non ci sono animali in questo film? Possiamo definire il film, un po’ come la intendevano Collodi o anche Lewis Carrol, una favola contemporanea?

Edoardo De Angelis: Quelli che bruciavano all’inizio erano agnelli di bufala. Quindi non ti preoccupare, ci sono animali nel film, e poi è impossibile fare un film senza le bufale. Certo, ho visto il, film Freaks di Tod Browning e le ragazze si chiamano Daisy e Viola proprio in omaggio alle attrici di quel film. Un ritratto di queste due gemelle è stato decisivo nella scelta di realizzare questo film. La scommessa in sceneggiatura era di fare un racconto realistico perché questo film doveva puzzare della vita di queste due. Lo abbiamo voluto trattare come una storia reale, le sue inclinazioni favolistiche sono date dal desiderio di superare la realtà che raccontiamo.

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Una curiosità sulle immagini, ci sono le due ragazze vestite da Madonne. Com’è nata l’idea? Siccome questo tipo di icone ultimamente sono utilizzate in film, soprattutto campani, ci può spiegare la sua scelta?

Edoardo De Angelis: Le due gemelle indivisibili non vengono richieste solo per la voce. La loro congiunzione è come la gobba, si ritiene che porti bene. Il film è ambientato in un luogo dove c’è grande mancanza di speranza, quindi la famiglia in combutta con il prete offrre l’icona di due sante attaccate tra loro e dotate del bel canto. Non so se questa cosa sia solo campana, la religione sembra dare pericolosamente risposte a chi non ne ha. Può essere una soluzione, ma anche un grave pericolo. Ho accompagnato queste ragazze in questo viaggio cercando di proteggere la loro purezza.

C’è l’antro della Sibilla cumana, c’è la musica e il degrado di questi poveri cristi. Tu hai manipolato tutta questa materia equilibrandone la doppiezza. Io il totolo del film lo vedo come l’anima campana. C’è il fascino esoterico, e quello terrigno, il confronto con la cruda e triste realtà del quotidiano. Cosa puoi dirci di questo connubio?

Edoardo De Angelis: Tutto ciò che dici è la linea estetica di questo racconto. Tutto deve essere in bilico tra questi due elementi. A volte è sbilanciato da un lato, ma l’esserlo mi crea emozioni. L’intenzione era questa.

Chi è che ha deciso i nomi delle gemelle originali? Le location e gli ambienti sono molto realistici, l’unica scena secondo me, che stona con il resto del film, è quella nel finale quando una delle due ragazze si sveglia in un’ospedale fantasma. É stata una scelta voluta atta a sottolineare la solitudine della gemella divenuta oramai definitivamente e perennemente distante dall’altra in seguito all’operazione chirurgica?

Edoardo De Angelis: Volevo che Viola si risvegliasse veramente sola, che sperimentasse cosa significasse essere sola. Doveva spermentare l’effetto di svuotamento di una scelta non voluta da lei. La sorella ha rishciato il sacrificio estremo pur di ottenerlo. Ho tolto da quel corridoio tutti gli elementi ospedalieri, volevo che il corridoio rappresentasse la strada verso la morte o verso una nuova vita. Mi sembra che a volte piegare la dimensione realista della messinscena giova alla parte emozionale. Purché questo avvenga in un modo che non ci distacchi dalal realtà.

Cosa vi portate a casa dall’esperienza cinematografica del film? Edoardo, possiamo definire i tuoi primi tre film una trilogia? Nei tuoi film sono presenti sempre personaggi femminili forti ed indipendenti, spesso interpretati da attrici esordienti, alle prime armi. Cosa ti affascina dell’universo femminile?

Angela Fontana: Ci portiamo tantissime emozioni, la crescita soprattutto. Abbiamo capito cos’è vivere ed essere accettate; nel film le genelle se vengono accettate vengono viste con pregiudizio. Con Edoardo abbiamo creato una famiglia, tutto questo è avvenuto  tra bellissime emozioni.

Edoardo De angelis: Mi affascina molto l’universo femminile e cerco di raccontarlo al meglio delle mie possibilita e secondo una mia personale visione. Quando scelgo un attore o un’attrice valuto prima di tutto la loro umanità, le loro qualità umane, questo è il presupposto principale per costruire personaggi veri. Le tecniche e la bravura recitativa, con il tempo, quelle si possono imparare.


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