L’attore Ralph Fiennes ha presenziato a Roma alla reunion per i 20 anni de “Il Paziente Inglese”, ma oltre che del capolavoro di Anthony Minghella ha parlato anche del nuovo Harry Potter, della sua carriera e del suo ruolo nella saga di James Bond.

 

Paul Zaentz: “Anthony Minghella è un autore e regista eccezionale, ma era niente rispetto all’uomo. È stato un onore per lui poterlo chiamare un amico”.

Ralph Fiennes:” Non credo di aver mai lavorato con un regista che usasse un linguaggio così speciale quando si rivolgeva agli attori, pronto ad assisterti con straordinario umorismo. Parlavo con il figlio del direttore della fotografia del film ed entrambi ci siamo ispirati a lui per la regia. Io sono sicuro che siamo qui grazie a lui, ci ha portato qui in questa eccezionale occasione. Ieri sera ci siamo riusciti a riunire per cena, ma noi tutti abbiamo l’impressione di essere qui per il suo spirito di collaborazione. Le persone erano parte della visione del regista”.

C’è nella sua carriera un prima e un dopo “Il Paziente inglese”? Ci ricorda qualcosa delle riprese?

Raph Fiennes: “Sì, si può dire che si è trattato di un momento di svolta. “Schinder’s list” è stato un punto di svolta, ma questo film ha segnato tutti noi. Dopo questi film ho potuto farne diversi e il film ha avuto un enorme successo. Io ricordo con affetto il mese a Cinecittà dove abbiamo girato tutti gli interni del monastero. Ho trascorso quattro settimane con il trucco delle ustioni, poi siamo andati in Toscana. Era stagione di tartufi ed è stato molto bello. Non siamo andati a Trieste, ma abbiamo girato al Lido di Venezia dove abbiamo ricreato il famoso albergo del Cairo con la scena di ballo che è in tutti i trailer di me e Kristin. In quel momento non si era creata la chimica giusta tra i personaggi e siamo tornati il giorno dopo per un’altra giornata nell’hotel”.

Paul Zaentz: “Le scene a cinecittà sono state esperienze fatte con le maestranze e l’esperienza degli italiani. Quando avevamo spiegato loro delle difficoltà con il budget ci hanno risposto che erano disponibili a lavorare gratis per 3 mesi e poi ad essere pagati successivamente. Si sono fidati che prima o poi saremmo stati in grado di pagare, è stato straordinario. Vedere quello che aveva usato Fellini negli studios è stata un’esperienza unica”.

Ralph Fiennes a Roma

Che ricordi avete della cerimonia degli Oscar del ’97?

Ralph Fiennes: “Mi ricordo gli Oscar, è stato meraviglioso. Questi premi sono curiosi, ma per il nostro film è stata una notte di trionfo con Saul e Anthony, oltre a Juliette che ha vinto la sua statuetta. Io ho partecipato a pochi di questi eventi, mi sale l’adrenalina e mi sento a disagio”.

Paul Zaentz: “E stata una notte indimenticabile. Anthony aveva appena ricevuto il premio come miglior regista e quando Saul era sul palco lui è tornato per ricordare Andacci che ha scritto il libro. Non c’era niente di sbagliato a risalire quando Saul riceveva il suo premio per la famiglia che avevamo creato”.

La sua esperienza con la Miramax?

Paul Zaentz: “I Weinsten non hanno partecipato al film dal punto di vista creativo, non sono intervenuti ne sulla sceneggiatura né sul montaggio. Hanno indubbiamente fatto un ottimo lavoro nel promuovere il film”.

Poiché uscirà il nuovo capitolo della serie Harry Potter vorrei chiederle qualcosa su questa avventura nella saga e sui nuovi film?

Ralph Fiennes: “Non lo sapevo che sarebbe uscito questo film perché sono morto, non ho nessun interesse”.

Anthony si ruppe la caviglia?

Paul Zaentz: “Sì, si ruppe la caviglia a Viareggio. È stato difficile per lui girare in Tunisia nelle dune perché non poteva usare le stampelle”.

Lei ci ha abituato vederla in ruoli estremamente interiori e poi esteriori, dove si è trovato più in sintonia? In personaggi come quello de “Il Paziente Inglese” o altri?

Ralph Fiennes: “Ogni ruolo è una sfida e gli attori amano essere sfidati. Se un attore è noto per i ruoli interiori allora è bene cambiare marcia quando un regista ti offre l’occasione. Fare una parte in “Grand Budapest Hotel” è stata un’esperienza nuova. Non l’ho cercata, ho aspettato. L’attore aspetta sempre qualcosa di nuovo e impegnativo”.

Il Paziente Inglese viene ricordato come uno dei primi film indipendenti a conquistare tanti premi, è stato un apripista?

Paul Zaentz: “Non credo sia stato il primo degli indipendenti a vincere il premio. Abbiamo visto vincere anche “Amadeus e “Il nido del cuculo”. Purtroppo dopo 20 anni non si fanno più questi film”.

Ralph Fiennes: “Potremmo dire che rispetto a quello che vediamo oggi abbiamo avuto un budget molto generoso, non credo che con quel tipo di finanziamento oggi si potrebbe fare”.

Paul Zaentz: “Sono d’accordo, allora mandavamo ogni giorno il girato alla Disney che si preoccupavano della spesa di 75 milioni di dollari sul film. Io ho sempre creduto che se sei in Italia usi le maestranze italiane. Abbiamo potuto fare come ci pareva essendo indipendenti”.

Ralph Fiennes: “Quando ho preso i biglietti pagati dalla Disney c’era topolino sui biglietti (risate ndr)”.

Voleva davvero fare l’attore da giovane? Com’è stato sostituire M in 007?

Ralph Fiennes: “Credo che il mio desiderio di recitare si è manifestato con chiarezza quando ho studiato belle arti nel 1981. Ero uno studente di un corso e sono stato stimolato da grandi docenti confermando così il mio sentimento. La stampa inglese si è divertita a chiedermi come sarebbe stato sostituire la grande Judi Dench in 007. Da ragazzino mi piacevano i libri di James Bond, ma lei continuava a farmi critiche. Sono stato fortunato che Sam Mendes ha girato dei film con il grande Daniel Craig. Lui ha lasciato il segno su James Bond. M è un ruolo straordinario. Nessuno sa che fine farà James Bond”.

Qual è la ragione di un successo così enorme per “Il Paziente Inglese”?

Paul Zaentz: “La chimica tra i protagonisti e con Anthony. L’atmosfera del film ha portato il pubblico nel deserto”.

 

Ralph Fiennes: “Avevo letto una prima versione della sceneggiatura e Anthony aveva colto tutte le emozioni con intelligenza e grande sensibilità. Mi sono venute le lacrime prima ancora di fare il film grazie a lui”.

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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