Si è svolta a Roma la presentazione del nuovo film di Natale della Filmauro “Natale a Londra” alla presenza dei produttori, del regista Volfango De Blasi e di tutto il cast.

 

Il 15 dicembre sarà il giorno X per l’uscita dei film natalizi e tra gli altri arriverà finalmente anche il nuovo prodotto della Filmauro, la casa di Luigi e Aurelio De Laurentiis che conferma il cambio di tendenza degli ultimi anni affidandosi ancora una volta alla regia di Volfango De Biasi che ha diretto anche gli ultimi successi di “Un Natale Stupefacente” e “Un Natale col Boss”. Il cast è guidato ancora una volta da Lillo e Greg, con l’immancabile spalla di Paolo Ruffini e le interessanti new entry Eleonora Giovanardi, Nino Frassica, gli “Arteteca” Monica Lima e Enzo Luppariello e Uccio De Santis. La conversazione è iniziata con un ricordo della scomparsa Maria Pia Fusco e degli altri colleghi Giovanna Arrighi e Luca Svizzeretto. Ecco il testo dell’intervista!

 

Aurelio De Laurentiis: “Perdendo 5 anni fa gli amici con cui realizzavamo la commedia è chiaro che con questi nuovi compagni abbiamo preso un’altra strada, ma credo sia cambiato il cinema. Verso la fine di gennaio ci mettiamo intorno ad un tavolo per pensare a quale film fare, trovare un film di successo per un pubblico che si affaccia in sala non è facile. I videogames e internet hanno altri passatempi, io con il calcio me lo chiedo perché lo stadio non appaga più i tifosi che si sono virtualizzati. Ora ci sarà Napoli-Real Madrid che sarà un evento. Ogni anno crescono come funghi i film a Natale, non so se lo lasceremo”.

 

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C’è un elemento di continuità, ossia prendere una squadra forte e fare un’ottima campagna acquisti tipo Nino Frassica. Hai trovato una delle squadre migliori?

 

Aurelio De Laurentiis: “Sono felice di collaborare con loro perché sono sempre disponibili e con il sorriso, non c’è niente di meglio che lavorare con uomini sereni. La coralità poi con loro nasce normale, sono molto generosi e li ringrazio”.

 

Volfango di nuovo protagonista a Natale?

 

Volfango De Biasi: “Questo è il mio quinto film, il terzo di Natale. Quest’anno eravamo in condizione di osare un po’ di più costruendo una struttura forte. Il film che ridi di meno o di più l’importante è che ti catturi. Per me è molto bello che le mie figlie di 6 e 8 anni sanno a memoria le battute, una comicità non volgare che può arrivare. Abbiamo lavorato in tanti con la sceneggiatura e abbiamo potuto dare più voci, poi con un cast così incredibile mi sono divertito molto sul set. Luigi e Aurelio mi hanno messo in mano una squadra vincente e spero di averla fatta giocare bene. La battuta sulla Brexit di Davoli c’è venuta alle 3 di notte”.

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C’è un’evoluzione alla Bud Spencer e Terence Hill?

Lillo: “Io sono cresciuto con quei film, mi piace l’aspetto cartoonistico della violenza. Quando diventa comica e fumettistica. Abbiamo girato veramente bene queste scene. Volfango ed Emilia Morelli che è il coordinatore degli stuntman hanno fatto un grande lavoro. C’è un aspetto a cui teniamo molto di comicità, può essere una direzione da prendere per il futuro non manca neppure l’aspetto romantico. Ci sono tante presenze protagoniste con una storia ben definita, è stato un lavoro notevole. Tutto il mondo può cambiare è stato commovente”.

 

Metti lo zampino nella musica?

 

Greg: “Si, siamo qua ed è stato più complesso del solito con 96 punti musica. Una cifra ragguardevole, specie per un film italiano. Volevamo fare qualcosa che ispirasse agli Spy Movies anni ’60, ci sono canzoni che riecheggiano ammodernate. C’è il tema d’amore dell’autobus un po’ alla Elvis. All’inizio ci sono delle cose alla Pantera Rosa. Io quando leggo la sinossi di un ex agente CIA in pensione che gli toccano il figlio va lì e spacca tutto vado al cinema, ecco mi ci sono sentito un po’ così”.

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Paolo quanto ti hanno dato per convincerti a mettere i baffi?

 

Paolo Ruffini: “Mi è garbato, mi ha ricordato anche Ratatouille e mi aiutavano a fare meglio la tappa. Rimarrà negli annali della storia del cinema. Sto cercando di seguire il segno del genere, con Volfango che mi limita, mi striglia ma mi dà fiducia. A me ancora oggi mi arrivano i copioni di universitari cannaioli, ora sto cominciando a desiderare anche di avere un figliolo al cinema non nella vita che sono vergine (risate ndr). La crescita è bello se si fa anche per mano, la possibilità di lavorare con Filmauro è che lavori con una grande industria ma anche con un’ambiente familiare. Questa per me è una favola di Natale, ha un impianto molto da commedia all’italiana però ha un mood americano. Non ti fa solo ridere, ti fa sognare e star bene. Sono sicuro che la gente non vedrà l’ora di rivederlo”.

Un tempo le attrici erano terrorizzate dal film di Natale, adesso invece è una grande possibilità?

Eleonora Giovanardi: “Io l’ho presa bene la chiamata, ho avuto la possibilità di fare un personaggio che ha un’evoluzione. Mi sono divertita tantissimo e mi sono sciolta nel corso dell’avventura. Io non sono un’attrice comica e spesso mi sono trovata in prima fila a vedere loro, ho lavorato con della gente bella e tutto è diventato più facile”:

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Nino come ti sei trovato con Volfango?

Nino Frassica: “Il primo sottotitolo era Dio Salvi la regia, era difficile far andare bene tutti ma lui ce l’ha fatta. Abbiamo improvvisato poche volte, tanto poi le cose che non piacciono le tagliano al montaggio. Io avevo preparato un discorso uguale a quello di Lillo ma ho perso il foglio. Questo film ha ancor meglio degli altri anni che accontenterà quelli che volevano vedere il film comico all’italiana e quelli all’americana. Non andate a vedere il film americano ma andate a vedere Natale a Londra. Un film per tutti”.

Per gli “Arteteca”, come avete mantenuto la vostra comicità?

Monica Lima: “Era facile mettere lo sketch televisivo nel film, invece Volfango ci ha messo all’interno della storia. Lo picchio veramente anche nella vita. Un po’ d’italiano in questo film lo abbiamo preso, mi sono emozionata al congiuntivo”.

Enzo Luppariello: “Siamo le persone che hanno meno esperienza in assoluto, ma loro ci hanno fatto sentire bene e a nostro agio. Sul set si dava sempre buona la prima quando c’eravamo noi che sembravamo maghi del cinema. Poi ci siamo resi conto che Volfango non ci capiva e quindi la dava per buona”.

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Come ti sei trovato Uccio?

Uccio De Santis: “Io sto tranquillo nel film visto che lavoro dietro ai monitor, mi sono fatto crescere i capelli ed è la prima volta che in 15 anni posso far parte di una squadra così. È il mio più bel regalo di natale, ora ho visto il film e posso dire che è un film bello. Una favola che diverte, ma non solo- È un film per tutta la famiglia, esce in tante sale e se merita va avanti speriamo resti fino a San Valentino. C’è il Napoli, la Toscana e la Puglia che sta andando forte da qualche anno”.

Luigi De Laurentiis, come siete riusciti a far diventare il Tevere come il Tamigi e a coprire uno sforzo produttivo di questo tipo?

Luigi De Laurentiis: Quando abbiamo pensato a Londra andare lì era molto costo, ma il cinema è magia e abbiamo usato tante idee creative per ricostruirla. Il Tevere ricostruito come il Tamigi è fantastico, aspetto produttivo di scrittura è stato complesso. Noi a gennaio febbraio andiamo alla ricerca di un’idea e di un cast, il compito più difficile è proprio quello di scrittura. Volfango è riuscito a trovare un singolo componente che andasse bene nella storia unica. Prima usavamo la struttura ad episodi ed era più semplice, ormai i cinepanettoni sono diventati film di Natale 3.0. Sono dei Nataly Movie e la forza è in lavoratori come Volfango che hanno portato avanti un’ottima scrittura. Lui è riuscito a farli dialogare ed è stato lo sforzo maggiore”.

 

Greg: “C’è il grande Vincent Liotta che è il cattivo del film, mi piace molto che sia stato concepito come il vecchio criminale di quando quelli di James Bond erano ancora bei film”.

 

Lillo e Greg, qual è la caratteristica principale dei personaggi? Aurelio, uscire tutti insieme il 15 in una guerra al botteghino chi tenete di più? Un mercenario che è andato verso Torino sarà sostituito?

Lillo: “Ho questo padre ingombrante interpretato da Ninetto Davoli che è molto ingombrante. Vorrei essere come lui ma non ne ho la qualità. Abbiamo cercato di creare un’interazione emotiva anche tra me e Greg, sono due fratelli che si ritrovano nella favola”.

Greg: “Lillo detesta parlare del mio personaggio. Prisco sarebbe il figlio più legittimato perché ha le qualità per essere un malvivente. Sviluppa una doppia personalità schizzoide per un criminale giovanile, un po’ come Jerry Lewis. Sono un nerd boy scout e recupero le mie doti proprio perché serve al film”.

Aurelio De Laurentiis: “Noi siamo in una democrazia, ognuno decide di uscire quando vuole. Semmai sono gli esercenti che dovrebbero decidere quali sono i film da immettere in un determinato periodo nel circuito. In America da sempre c’è l’attitudine, anche più complessa. Tutti gli esercenti vedono i film prima di programmarli e quando si dovevano stampare le copie nessuno si vergognava di mettere musiche provvisorie rubate dai vecchi film della casa di distribuzione. Facevano un mixage provvisorio e stilavano un negativo dalla copia di montaggio, ma nessun esercente si permetteva di dire la fotografia è brutta e la musica non è definitiva. Serviva per capire che tipo di rapporto con il pubblico avrebbe avuto un determinato film e negoziare con le major. Oggi sarebbe molto più facile con il digitale, lo potrebbero vedere in un attimo. 30 anni fa avevamo delle date fisse, noi ci lamentiamo tanto del vuoto di prodotto durante l’estate, ma in realtà c’è quello americano del 25 maggio e del 4 luglio. È il loro vero Natale e poiché i film devono uscire tutti nel mondo alla stessa data, ma ci sono alcuni distributori che la portano in avanti ingolfando il tutto. Credo che questa iniziativa dei due euro senza una regia tra ministro dei Beni Culturali, che stimo molto Franceschini, e le parti in causa sia qualcosa che si sarebbe potuta sperimentare. Abbiamo notato che solo il 15% è nuovo pubblico, il resto è pubblico che ha letto le info e quindi l’incasso totale si riduce. Vediamo di portare la gente al cinema d’agosto con un prezzo politico, non una volta al mese ma con una continuità di 12 settimane e avvicinerebbe le persone a questa specie di droga che è andare al cinema condividendo con gli altri senza stare in modo fesso e solitario al proprio computer”.

 

Volevo avere una spiegazione su Ninetto Davoli dal regista?

Volfango De Biasi: “Lo considero un attore importante del film, ha sposato con entusiasmo la sceneggiatura. Sai la romanità che rappresenta ha un lato becero e umano. Può essere cattivo quanto vuoi ma conserva sempre un’umanità naif, lui può essere il Duca e romperti un braccio ma poi ha un cuore de papà che batte. Lo ringrazio molto per quest’operazione”.

Volevo chiedere se per inserirsi in questo film Davoli aveva chiesto qualcosa di particolare?

Volfango De Biasi: “No non si è preoccupato, ve lo avrebbe detto lui se fosse stato qui. E un uomo generosissimo che si è messo a disposizione per il film. Si è messo gli occhiali a goccia alla Califano e si è generosamente dato. Non ho mai ricevuto io per primo tanti complimenti”.

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Il cinema a 2 euro sembra uno specchietto, ma poi si creano file tremende e delle persone restano fuori. A Lillo e a Nino Frassica, consideriamo che la famiglia De Laurentiis ha le passioni del cinema e del calcio vi sentite i Cristiano Ronaldo del film?

Nino Frassica: “Io purtroppo di calcio non me ne intendo, ho giocato solo una volta in una partita scapoli contro sposati ed ero scapolo nel primo tempo. Ho divorziato per giocarla. Grazie del complimento, io sono diventato tifoso del Napoli per Aurelio pure se non capisco niente. Ronaldo quale poi? Se è forte siamo tutti Ronaldo”.

Lillo: “Io con il calcio ho lo stesso problema, l’ho vissuto male sin da piccolo che non mi sceglievano mai. Mi ha fatto vivere male lo sport, pensa chiedevano o Lillo o la porta e preferivano tutti la porta. Ronaldo lo conosco però, ma in realtà vanno a goal tutti in questo film”.

La differenza d’approccio tra il film con Zalone e questo film corale?

Eleonora Giovanardi: “La differenza è il cast corale, io mi metto a disposizione come spalla. Con Checco era uno a uno, qui c’era una difficoltà maggiore con tutti i colori e la diversità. Mi sono appoggiata prima ad uno e poi all’altro, il mio lavoro resta indagare sul personaggio e costruirlo in modo coerente”.

In quanti schermi uscite?

Aurelio De Laurentiis: “524 schermi domani a salire. Il 23 diventeranno 650. Molti locali riaprono soltanto per le feste, in tanti fanno in ritardo il film. Staccheranno il 18-19-20-21 e attaccheranno altri film. È complicato dalla fetta di Guerre Stellari, è un qualcosa di diverso rispetto allo scorso anno e potrebbe avere un risultato inferiore. Quella può essere una fetta da dividersi con gli altri film di Natale. Siani credo che intelligentemente lo abbiano riportato al primo di gennaio, credo che bisognerebbe rifare le date fisse perché oggi stanno tutti quanti appresso al pop corn e cercano la multi programmazione. Il pubblico viene ingannato da questo, non sono attenti alle chimiche degli orari che cambiano. In questo ipotetico miss understanding stanno cadendo anche i distributori. Sarebbe più facile incontrarci e segmentare nuovamente il cinema. C’è gente che paga per poter uscire, questo non rispecchia un mercato sano. Ci sono film che non sono fatti per il mercato, ma per avere un diverso trattamento economico in tv hanno bisogno di un’uscita theatrical. Sono discorsi che facciamo da 10 anni, la cosa che mi meraviglia è che nel cinema c’è una stantia incapacità di governare i cambiamenti. Arriva un ministro che giustamente non può conoscere i problemi distributivi ed introduttivi. Poi arrivano le associazioni con gli specialisti della poltrona e bisogna accontentare tizio per avere quei voti e ci va di mezzo il film che coinvolge tante persone. Non è carino mettere il destino di tutta questa gente nel cazzeggio di chi non ha la vision del futuro. Noi pensiamo che il cinema incassa meno di 10 anni fa, ma che hanno fatto per farlo incassare di più? Quando hanno fatto il multilplex non hanno pensato a metterli dove non erano le sale. Sceglievano in base al centro commerciale e agli alberghi con una speculazione per guadagnare, resta il fesso fregato che è il cinema”.


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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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