Home » Recensione » Allied – un’ombra nascosta: La recensione, Brad Pitt e Marion Cotillard in un amore impossibile

Dal regista Robert Zemeckis arriva ” Allied – Un’ombra nascosta “, una storia d’amore e inganni sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Brad Pitt e Marion Cotillard danno vita ad una coppia di spie esperte nell’ingannare tutti, forse anche i loro sentimenti.

In ” Allied – Un’ombra nascosta ” per gli agenti segreti durante la  Seconda Guerra Mondiale Max Vatan (Brad Pitt) e Marianne Beauséjour (Marion Cotillard), la chiave per sopravvivere è non farsi mai veramente conoscere da nessuno. Sono degli esperti ad ingannare, recitare un ruolo, anticipare le mosse e uccidere. Quando, nel bel mezzo di una missione straordinariamente rischiosa, senza volere si innamorano l’uno dell’altra, la loro unica speranza è lasciarsi alle spalle tutti i doppi-giochi.

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La storia inizia nel  Marocco 1942, nella Casablanca del film di Bogart, dove un ufficiale canadese al servizio di Sua Maestà Max Vatan (Brad Pitt) paracadutato nel deserto, viene in contatto con la resistenza locale. Missione da compiere eliminare l’ambasciatore nazista nella città, con l’aiuto della spia francese Marion Beausejour  (Marion Cotillard).

Definito un superficialmente da alcuni  troppo a caldo Mr. & Mrs. Smit”  durante la seconda guerra mondiale, alimentato anche dalla recente rottura del bel Brad con Angelina Jolie,  e con il supposto tradimento sul set con la Marion Cotillard, in realtà la pellicola di Robert Zemeckis (Ritorno al Futuro Forrest Gump e il recente The Walk), basato su una sceneggiatura originale di Steven Knight (Piccoli affari sporchi, La promessa dell’assassino, Locke) è una solido thriller con il sapore dei film anni’40 ben aiutato dagli effetti speciali attuali.

 

Robert Zemeckis da tempo voleva realizzare una storia ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale e se a prima vista la scelta della migliore attrice francese (che parla inglese) è stata felice, Brad Pitt che veniva dall’ottima performance di “Fury” sempre ambientato durante il secondo conflitto mondiale, convince di meno. In realtà la storia d’amore e al tempo stesso la spy story ricca d’azione funziona a livello di sceneggiatura, decisamente meno nell’alchimia tra i due attori, dove Marion  Cotillard troneggia con la sua recitazione mettendo  nell’ombra (per parafrasare il sottotitolo italiano) il bel Brad Pitt.

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In realtà gli sforzi del regista di ricostruire e ridare una certa atmosfera di quegli anni, sono molto validi. Da una meticolosa ricostruzione storica di mezzi e costumi, come la ricostruzione del Westland Lysander , piccolo aereo inglese di cui esistono un pochissimi esemplari, ed uno di questi è stato utilizzato nel film e poi ricostruito per particolari scene d’azione in modo meticoloso dalla squadra di Zemeckis, a cui va aggiunto un grande uso di VFX (effetti speciali)  che hanno permesso al regista, già reduce dell’esperienza di The Walk” con la ricostruzione delle Torri Gemelle di poter fondere la storia nella realtà cinematografica. Anche la scelta di una fotografia con l’utilizzo di vecchie ottiche a contrasto della modernissima  macchina da ripresa digitale RED “Weapon” 8K con l’utilizzo di obiettivi senza tempo come  Leica Summicron, hanno dato un sincero contributo per donare un certo effetto di film datato a tutta la pellicola.  Ma ovviamente le scelte artistiche di Robert Zemeckis sono solo di contorno alla vera storia d’amore tra i due protagonisti che prende subito il sopravvento negli eventi narrati.

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Westeland Lysander. Credits pictures Paul Maritz/CC BY-SA 3.0

Purtroppo come detto prima nonostante i due protagonisti, la storia dal sapore di altri tempi,esiste un  qualcosa che non funziona nella loro  love story, non tanto la storia classica, forse scontata per alcuni appassionati di film di spie dell’epoca. In realtà  è lo smarrimento di Brad Pitt, (chissà forse già in crisi matrimoniale all’epoca delle riprese) non riesce a dare quel tocco in più , nonostante gli sforzi dell’immensa Marion Cotillard, che trascina la storia  con il suo personaggio e con l’ambigua frase:“Sono molto brava a fingere, Max”, sembra quasi auto compiacersi. Tuttavia  nel suo complesso finale Allied – un’ombra nascosta resta una pellicola un po’ atipica nel panorama attuale dell’offerta cinematografica, come un classico vecchio film di guerra in bianco e nero, ma ricolorato e con qualche ingenuità attuale, onestamente ci si aspettava di più da un regista del calibro di Robert  Zemeckis.

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robertoleofrigio

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