Ha iniziato la sua lunga carriera in casa Disney Pixar come supervisore delle luci in Toy Story, per poi diventare una storica direttrice della fotografia: tra i suoi lavori troviamo pietre miliari quali “Alla Ricerca di Nemo”, “Ratatouille” e il più recente “Il Viaggio di Arlo”. Noi l’abbiamo incontrata al Romics: ecco la nostra intervista a Sharon Calahan.

L’ospite d’0ro alla Fiera del Fumetto di Roma quest’anno è stata Sharon Calahan, la storica artista della Pixar. Ha iniziato la sua carriera nella casa di produzione con Toy Story, come supervisore delle luci. Da lì una serie di successi come direttrice della fotografia: ha lavorato per film come Alla Ricerca di Nemo, Ratatouille, e molti altri. Ha spesso dato la sua parte anche nel design visuale dell’animazione, disegnando ad esempio i paesaggi de Alla Ricerca di Arlo (2015). Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrarla e parlare con lei anche dell’evoluzione dell’animazione in questi ultimi vent’anni di casa Pixar: ecco di seguito la nostra intervista.

Disney Pixar Sharon Calahan

Hai lavorato come direttrice della fotografia per la Pixar per molti anni. Ma come si applica il concetto di fotografia, che di solito si associa alla produzione in live-action, all’animazione?

“Penso che sia molto più simile di quanto potreste pensare, hai dei personaggi nel mondo tridimensionale a cui stai puntando la tua telecamera, vuoi mostrare l’azione per raccontare la storia nel miglior modo possibile, impostare una scena che trasmetta le giuste emozioni e la storia che vuoi. Molto di tutto ciò è davvero molto simile a come ci si approccia, solo gli strumenti sono diversi.”

 Hai iniziato con Toy Story, quindi sono ormai più di 20 anni che sei di casa Pixar. Cosa pensi sia cambiato di più nel modo in cui si realizzano film d’animazione in tutto questo tempo?

 “Penso che nei primi tempi c’era davvero molto che non potevamo fare. Eravamo molto limitati dagli strumenti e la tecnologia che avevamo a disposizione e quindi gran parte del gioco era cercare di fare delle scelte intelligenti per trasporre qualcosa nello schermo. Adesso siamo meno limitati con gli strumenti, se prima il problema era ‘Oddio come possiamo fare questo?’, adesso la questione è come portarlo ad un altro livello, ma bisogna ancora cercare di fare delle scelte intelligenti perché puoi creare qualsiasi cosa, cercare trovare dei limiti almeno per poter cominciare… Non saprei, è cambiato meno di quanto potreste pensare.”

 Parlando de Il Viaggio di Arlo, hai avuto la tua parte nello visual design del film: dove hai trovato l’ispirazione per il tuo lavoro?

 “Amo disegnare e amo la natura, sono le mie due cose preferite, quindi per me lavorare su Il Viaggio di Arlo è stato come se avessi fatto ricerche durante tutta la mia vita perché ho passato molti momenti della mia vita in montagna a Nord-Est disegnando, tutti questi anni, il che è caduto a puntino per il film. Gran parte dell’ispirazione l’ho presa dai miei hobby.

 Molta attenzione è stata data proprio alla natura, le nuvole, il fiume, i paesaggi… Qual è stata la cosa più difficile da ricreare?

 “Penso che l’acqua sia la cosa più difficile per noi, in particolare l’acqua in movimento, quindi il fiume è stata probabilmente la sfida più grande che abbiamo dovuto affrontare, è anche la prima volta che abbiamo inserito delle nuvole tridimensionali in ogni scena del film e non l’avevamo mai fatto prima d’ora, molti pensavano che fossimo matti solo a provarci, quindi abbiamo dovuto fare dei test per assicurarci di poterlo fare, per limitarci in modo tale da non far saltare tutto, ma penso che questo e essere capaci di avere una profondità di campo all’infinito in modo tale che potessimo ricreare queste nuvole volumetriche. Anche questo non l’avevamo mai fatto prima, avere geometria e inserire delle mappe nello sfondo, questa era una delle tre grandi sfide che abbiamo affrontato con Il Viaggio di Arlo.”

 La produzione del film ha riscontrato alcuni problemi come discontinuità per via del cambio della regia e rimando della data d’uscita. È stato difficile lavorare in queste condizioni? C’è stata pressione?

 “In realtà c’è sempre pressione, penso che metà dei film sui quali ho lavorato negli anni ha avuto delle discontinuità come il cambio di regia, o grandi cambiamenti della storia, quindi per me non è stato nulla che non abbia già passato. C’era comunque una tabella di marcia stretta, su molti film, ma ho passato di peggio, come ad esempio Toy Story 2, che era ancora più corto. Bisogna semplicemente lasciarsi trascinare per un po’.”

 Hai lavorato per alcuni dei prodotti d’animazione più amati. Ci vuole molta passione e determinazione per arrivare fin qui: qual è la parte che ti piace di più del tuo lavoro?

 “È una bella domanda, ma non è facile rispondere. Ci sono troppi aspetti del fare un film che io adoro, penso che la cosa più bella sia creare qualcosa che riceva una risposta dal pubblico, mi piace anche lavorare con tutte le persone con cui lavoro, la Pixar è piena di talenti, c’è un sacco di persone da cui imparare, ogni giorno vado a lavoro e sono grata di lavorare lì e interagire con tutte queste persone.”

 Di tutti i film che hai realizzato qual è il tuo preferito?

 “È sempre difficile scegliere, sono stati tutti i miei preferiti mentre li realizzavo, ma penso che ciò a cui resto più legata sono Ratatuille e Il Viaggio di Arlo, perché mi trasmettono proprio esteticamente, e mi sono divertita veramente tanto a farli.

 Qual è il tuo prossimo progetto?

 “Ho iniziato un nuovo progetto, ma non posso parlarne perché non è stato ancora annunciato. Mi dispiace per questo.”

 Sarai coinvolta nella produzione di Toy Story 4?

 “Probabilmente no. In realtà ci sono tanti film in produzione nei quali non sono coinvolta attivamente, ma non so se sarò coinvolta in questo.”

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Valentina Albora

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