Home » Movie » The War – Il Pianeta delle Scimmie Recensione: Matt Reeves chiude alla perfezione con un Andy Serkis da Oscar

The War – Il Pianeta delle Scimmie è la miglior chiusura possibile di una trilogia che è già storia, superbo Matt Reeves. La recensione in anteprima.

Il cerchio si chiude con The War – Il Pianeta delle Scimmie ed è una chiusura meravigliosa. Matt Reeves (si prospetta un Batman da sogno per la sua regia) porta a compimento una trilogia che è già storia del cinema di fantascienza, diverrà una pietra miliari al pari dei film originali della saga e i primi Star Wars. Il paragone più emblematico però è con i nuovi Alien, l’altra saga più duratura della storia, che impallidiscono dinanzi a questo terzo capitolo. The War – Il Pianeta delle Scimmie è però la consacrazione di Andy Serkis, un attore che già aveva toccato l’apice della recitazione in motion capture grazie a Gollum nella trilogia de “Il Signore degli Anelli” e che qui riesce ad andare oltre portando nel suo Cesare l’essenza e la profondità di uno spettacolo shakespeariano. Andy Serkis avrebbe meritato l’Oscar già in passato, ma l’interpretazione che rende in The War – Il Pianeta delle Scimmie (guarda l’ultimo spot) va oltre il normale cinema ed entra quasi nella filosofia, una profondità anche solo nei silenzi e negli sguardi che non vengono minimamente mitigati dall’utilizzo della CGI qui a livelli strabilianti per un affresco visivamente tra i migliori del cinema contemporaneo per Matt Reeves. Il viaggio iniziato nel 2011 con “L’alba del Pianeta delle Scimmie” e proseguito nel 2014 con “Apes Revolution” entra nel vivo con la vera guerra che era stata solo accennata.

The War - Il Pianeta delle Scimmie
Andy Serkis merita l’Oscar per il suo cesare The War – Il Pianeta delle Scimmie

L’unicità di Matt Reeves in The War – Il Pianeta delle Scimmie

Gli umani e le scimmie sono in guerra, Cesare è quasi un fantasma leggendario che tutti credono morto come ogni capo rivoluzionario che si rispetti. Il The War – Il Pianeta delle Scimmie di Matt Reeves è diviso in tre blocchi che si incastrano alla perfezione, con un inizo ed un finale ricco di action collegati tra loro da un viaggio a tinte scure in cui i protagonisti vivranno la riscoperta di se stessi toccando il lato peggiore dell’umanità tra tunnel e graffiti alla “Apocalypse Now”. Ci sono collegamenti con il film del 1968 che già si erano manifestati nel secondo capitolo e diventano certezza assoluta con uno dei dettagli più romantici per gli amanti della saga. La bellezza di questi tre film del nuovo “Il Pianeta delle Scimmie” è che ognuno si può vedere da solo scollegato tra gli altri, ma mai come questo viaggio prima di vendetta che poi diventa lotta per la libertà. In un periodo particolare dove si tentano di costruire molti muri c’è nello sguardo di Cesare quello dell’umanità stessa che si domanda quale sia la motivazione. Le scimmie vengono sfruttate, martoriate come le popolazioni più deboli in campi di concentramento che rimandano a campi di sterminio nazisti anche per le scritte e gli slogan. Matt Reeves è unico perché riesce a citare, omaggiare, ma senza copiare.

The War - Il pianeta delle scimmie
Woody Harrelson splendido in The War – Il Pianeta delle Scimmie

Woody Harrelson e Andy Serkis, i giganti di The War – Il Pianeta delle Scimmie

Il personaggio più interessante in The War – Il Pianeta delle Scimmie, oltre a Cesare, è il Colonnello di Woody Harrelson uno degli attori più sottovalutato e in grado qui di regalare una performance solida e a tratti perturbante. Forse l’unica pecca di sceneggiatura sta nel poco spazio che gli viene dedicato perché per come è stato caratterizzato questo personaggio non ha nulla da invidiare ad esempio al già bravissimo Gary Oldman di “Apes Revolution”. C’è anche la parte comica in questo film, seppur accennata tra un dramma e l’altro ma comunque inserita con la giusta delicatezza. La barbarie umana si enfatizza negli sguardi carichi di sofferenza che parlano più di mille dialoghi in The War – Il Pianeta delle Scimmie si molto lento e sottotitolato, ma comunque in grado di toccare nel profondo. Fondamentale il ruolo  delle musiche di Michael Giacchino, qui ad una delle migliori opere delle carriera e supporto indispensabile per la narrazione. Grazie ad Andy Serkis e a Matt Reeves per questo meraviglioso viaggio, questa trilogia ha illuminato la scena come una super nova e la speranza è che il mago della recitazione in motion capture abbia finalmente i pieni riconoscimenti che merita perché dietro a degli effetti speciali a livelli raramente toccati in precedenza c’è un attore immenso.

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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