USS Indianapolis ricostruisce per la prima volta sul grande schermo la vera storia di una dei maggiori disastri navali degli Stati Uniti subiti nella Seconda Guerra Mondiale, una pagina oscura storia finalmente rivelata, che fu raccontata anche nello Squalo di Steven Spielberg.

 

USS Indianapolis racconta per la prima volta sul grande schermo la vera storia dell’incrociatore veloce della marina degli Stati Uniti che durante la Seconda Guerra Mondiale al comando del  del valoroso capitano Charles McVay (Nicolas Cage) ed il suo equipaggio combattè con coraggio le più importanti battaglie sul fronte del Pacifico, fino ad una missione segreta che contribuirà a cambiare le sorti della guerra in modo decisivo.

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USS Indianapolis,  la sua storia era stata solo raccontata in modo drammatico nello Squalo di Steven Spielberg attraverso il personaggio di Quint  (Robert Shaw) il cacciatore di squali che  rievocò  la sua esperienza dopo l’affondamento della nave.

Il film diretto da Mario Van Peebles rende un deciso omaggio all’equipaggio raccontando dall’inizio la drammatica storia  della nave, che nel luglio 1945 conduce una missione top secret: il trasporto di due componenti destinati alla prima bomba atomica che esploderà su Hiroshima. La nave viaggerà senza alcuna scorta di cacciatorpedinieri (come di consueto) fine all’isola di Tinian per consegnare il suo carico. La nave parte il 16 luglio 1945 viaggiando ad oltre 29 nodi,  raggiungendo prima Pearl Harbour il 19 luglio e poi la sua destinazione finale il 26 luglio in un tempo record. La USS Indianapolis  dopo aver scaricato i componenti della bomba riceve l’ordine di  mettersi in rotta per il Golfo di Leyte nelle Filippine per unirsi alla corazzata USS Idaho e fare i preparativi per l’invasione del Giappone.

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Ma ancora una volta, nonostante le richieste del comandante, la nave viaggerà senza scorta, perché in realtà loro non sono mai arrivati a Tinian, la segretezza della missione va mantenuta fino alla fine. Il 30 luglio, 14 minuti dopo la mezzanotte la nave viene  colpita sul dritto di prua da due siluri provenienti dal sottomarino giapponese I-58, comandato da Mochitsura Hashimoto. La nave affonda portando 300 uomini con sè sui 1197 dell’equipaggio, gli uomini con pochi mezzi di sopravvivenza, so sono gettati in mare assieme al comandante, con molti feriti iniziano una interminabile lotta di sopravvivenza che dura cinque giorni in un mare infestato da orde di squali. Incredibilmente nonostante il lancio dell’ SoS, per una serie di incredibili deficienze da parte delle stazioni riceventi, solo dopo molto giorni si attivarono i soccorsi. Alla fine dopo finalmente essere stati avvistati, verranno salvati solo 317 uomini assieme al comandante McVay, che verrà incredibilmente portato davanti la corte marziale, per cercare di mascherare fino alla fine il segreto della missione e alla disperata ricerca  di un caprio espiatorio per nascondere tutta una serie di gravissimi errori e mancate segnalazioni, resterà l’unico comandante della Marina degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale sottoposto a processo.

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Di solito il compito di film storici non è molto facile,  rendere drammatica una storia che bene o male lo spettatore,anche male informato o a digiuno di episodi della Seconda Guerra Mondiale può comunque immaginare. Ma Mario Van Peebles riesce in gran parte nell’operazione, curiosamente mancando parte forse la parte più cruenta evocata nel film di Spielberg. Infatti il film si divide in 3 atti dove mentre nella prima parte vediamo l’introduzione dei personaggi e del comandante, interpretato da un solido Cage,  e della missione che porterà poi allo sgancio della prima atomica, missione che poteva fallire se la nave fosse stata affondata. Nella parte centrale viviamo la  lotta della sopravvivenza, dove il regista sembra quasi con un certo senso di pudore, di evitare di mostrare troppo del  dramma dell’attacco degli squali, cercando a modo suo di rispettare il coraggio degli uomini sopravvissuti e dei caduti.

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Nell’ultimo atto, sicuramente quello più interessante anche a livello storico, viene raccontata per la prima volta l’incredibile vicenda del comandante che viene condannato per la sua condotta, gli viene contesta di non aver zig zagato con sua la nave , con tanto di comandante giapponese del sommergibile che testimonia a suo favore, ma la disperata ricerca di un capro espiatorio porteranno a un triste epilogo, che incredibilmente ha portato a riabilitare il comandante McVay soltanto nel 2000 ad opera dell’amministrazione Clinton. Una pagina nera della Marina degli Stati Uniti che viene svelata finalmente al grande pubblico, in un film efficace che come riportato prima forse pecca nei momenti più drammatici, ma che alla fine con la testimonianza diretta in una serie di piccole  interviste realizzate ai veri sopravvissuti compie il suo piccolo ruolo di una ennesima pagina cinematografica destinata a fare giustizia sull’eroico comandante McVay ed il suo equipaggio, determinanti nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Siamo convinti che il drammatico racconto di Quint nel film lo Squalo in un certo modo vada ad unito a questo film per completare un vero e proprio cerchio, come le parole di uno degli ultimi sopravvissuti che racconta: “lo squalo, onestamente non ho mai amato questo animale, devo ammettere che lo odio !”.

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robertoleofrigio

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