Blade Runner 2049 p uno dei film più attesi dell’anno e il regista Denis Villeneuve lo ha presentato a Roma in un panel esclusivo in  compagnia dell’attrice Sylvia Hoeks. Ecco cosa ci hanno raccontato sullo stile del nuovo capitolo e l’influenza che ha avuto nella loro vita il primo film di Ridley Scott!

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare”, era l’inizio forse del monologo più famoso della storia del cinema pronunciato da Rutger Hauer nel finale di Blade Runner e questa mattina abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di assistere in anteprima assoluta a circa 20′ di footage del prossimo emozionante capitolo Blade Runner 2049 (vedi il nuovo corto di Luke Scott). Siamo sotto embargo internazionale, per questo motivo ci limiteremo a citare proprio il grandissimo replicante Roy Batty senza poter dire altro su ciò che abbiamo visto, ma possiamo però raccontare la chiacchierata con il regista di Blade Runner 2049 Denis Villeneuve che dopo il successo di Arrival è stato chiamato dallo stesso produttore esecutivo Ridley Scott autore principale della sceneggiature per dirigere il sequel più rischioso e atteso della storia del cinema. Una conversazione sull’estetica, sulla fantascienza, ma soprattutto l’essenza stessa della verità perduta del cinema con una maniacale e ossessiva ricerca della realtà sul set con la ricostruzione di tutte le location nei più minimi dettagli senza CGI in Blade Runner 2049.

Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks a Roma per Blade Runner 2049

Un film d’altri tempi il Blade Runner 2049 secondo Denis Villeneuve e basterebbe questo per far esplodere di curiosità non solo i fan del primo capitolo, ma tutti gli amanti della settima arte. C’è poi una dichiarazione d’amore vera e propria a Ryan Gosling qui alla prova più difficile della sua carriera e paragonato a dei miti viventi come Clint Eastwood per le capacità carismatiche. Una carriera ormai lanciatissima dopo La La Land, mentre sicuramente non è così appariscente quella dell’altra ospite del panel  dedicato a Blade Runner è Sylvia Hoeks comunque amatissima in Italia per la partecipazione al film “La Migliore Offerta” diretto da Giuseppe Tornatore al fianco di Geoffrey Rush.

Entrambi hanno parlato di quanto sia stato straordinario far parte del viaggio di Blade Runner 2049, con il regista che ha spiegato il perché di determinate scelte cromatiche e qual è il filo conduttore che lega i due capitoli. La chiusura poi è stato un omaggio alla fantascienza con un plauso al lavoro di Christopher Nolan e Stanley Kubrick, il cui accostamento potrebbe imbarazzare alcuni cinefili della prima ora. Ecco la chiacchierata integrale con Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks a Roma per Blade Runner 2049!

Cos’è per Denis Villeneuve Blade Runner e cos’è un replicante?

Denis Villeneuve: “I replicanti sono degli esseri artificiali sintetici, progettati per essere sfruttati come schiavi. La maggior parte di questi pianeti sono al di fuori del sistema solare, la maggior parte sono amichevoli, portati a viaggiare e a voler vivere in questi pianeti. Hanno il compito di renderli accoglienti, ma è come un romanzo alla Frankenstein. A volte hanno comportamenti particolari e sono vietati dalla legge, alcuni di questi esseri artificiali cono molto simili agli umani, c’è bisogno della squadra speciale Blade Runner per scovarli e ritirarli”.

Quello di Blade Runner 2049 sarà un mondo più oscuro, inquinato o digitale rispetto a quello del primo capitolo?

Denis Villeneuve: “Sarà un mondo diverso per chi conosce quello del primo Blade Runner, una visione potente ma anche da incubo allora. Questo film mostra come le cose non sono andate per il verso giusto e chi sopravvive lo fa in condizioni terribili. L’Oceano si è alzato e la città si è dovuta proteggere con un muro. C’è da dire che internet non è una bella cosa per noi sceneggiatori, sappiamo bene che non c’è nulla di più noioso se non vedere un poliziotto seduto alla scrivania cercando indizi. Per questo abbiamo immaginato un massiccio impulso elettromagnetico blackout che rende impossibile basarsi su un mondo digitale facendoci tornare all’analogico, il mondo digitale è estremamente interessante ma fragile e vi invito a riflettere su questa fragilità. Il mio protagonista deve mettere le mani nel fango e non su una tastiera”.

Ryan Gosling è il protagonista di Blade Runner 2049, com’è diventato l’agente K? Ci può parlare del suo casting? Magari perché è canadese (risate ndr.)

Denis Villenevue: “Nessuno ha notato che questo film è stato preso sotto le ali di due canadesi. Quando abbiamo inizialmente visto l’evoluzione della storia di Blade Runner Ridley Scott ha subito pensato a Ryan Gosling ed è stato entusiasta di farmi leggere la sceneggiatura. L’ho trovata straordinaria e ho trovato il personaggio perfetto per Ryan Gosling e nessun altro avrebbe potuto farlo. A quel punto l’ho chiamato, lui non aveva mai fatto un film di questa portata. Non ha mai corso un rischio del genere nella sua carriera, ma si è innamorato della sceneggiatura di Blade Runner 2049. Ha accettato spontaneamente di fare questo film e si è ispirato moltissimo a Rick Deckard interpretato nel primo film di Harrison Ford. Il suo lavoro è più complesso rispetto al primo Blade Runner, c’è sempre la solitudine unita ad un thriller esistenziale che traccia delle tematiche. Non voglio parlare di questo personaggio per non rovinare la sorpresa, niente spoiler”.

Blade Runner 2049, Ryan Gosling è un attore che non fa l’attore come Clint Eastwood

L’incontro con Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks per Blade Runner 2049

Però può dirci almeno due caratteristiche per cui Ryan Gosling è perfetto per Blade Runner 2049? 

Denis Villeneuve: “Io amo gli attori che non fanno gli attori, amo coloro che diventano essi stessi il personaggio. Davanti a una cinepresa un attore come Clint Eastwood porta presenza e senso senza neanche muoversi, senza neanche battere ciglio. Ci voleva qualcuno che avesse il carisma necessario per realizzare questo obiettivo esattamente come aveva fatto in passato Harrison Ford. Ryan Gosling riesce ad esprimere sfumature emotive in modo particolare, è un artista di straordinario talento ed è in ogni singola inquadratura della pellicola portandone l’intero peso sulle proprie spalle. Ci voleva qualcuno che fosse abbastanza forte e al mondo non ci sono molti attori con altrettanto carisma. Per Blade Runner 2049 ho scelto personalmente tutto il cast e quando dico tutto intendo anche tutte le comparse una ad una tra migliaia di candidati. Stavamo realizzando una pellicola che era quasi un film d’epoca e non tutti i volti sarebbero stati giusti. Ryan Gosling indubbiamente appartiene a questo mondo ed era il volto perfetto per Blade Runner 2049”.

 

Sylvia Hoeks, noi italiani ti ritroviamo dopo esperienza ne La Migliore offerta e sicuramente non ce n’era una migliore di Blade Runner per te in questo momento. Ci puoi raccontare il tuo ruolo anche partendo magari dal look?

Sylvia Hoeks: “Non sarebbe mai potuta capitare un’offerta migliore, sono felicissima di far parte di questo progetto. Non posso parlare tanto di Luv, ma lavora per Wallace il personaggio interpretato da Jared Leto. Fa qualunque cosa per lui, hanno un rapporto complesso e una relazione intensa. La sua ricerca dell’identità la caratterizza, è come una Audrey Hepburn che ha preso un po’ di acido (risate ndr)”.

Ci sono personaggi femminili forti in Blade Runner 2049 e  avrai delle scene action con Robin Wright. Arriverà questo aspetto del film agli spettatori e lo gradiranno?

Sylvia Hoeks: “E uno degli aspetti che può attirare l’attenzione del pubblico, esistono personaggi femminili che aggiungono delle sfumature in più alla storia di Blade Runner 2049. Ho avuto il privilegio di lavorare con Robin Wright e sin dalla prima scena con lei mi ha colpito per la sua gentilezza e collaborazione. In particolare proprio la prima scena è stata molto intensa da girare e lei è stata al gioco, questa non è stata una cosa da poco. Credo che sono stata particolarmente fortunata perché è stato possibile esplorare un’ampia gamma di elementi, una tavolozza molto ricca per il mio personaggio. Ho potuto spaziare tra alcuni degli elementi più tradizionali come saggezza e satira ed è stato sicuramente il mio ruolo più divertente”.

Blade Runner 2049, l’estetica visiva con un approccio nuovo ai colori e niente CGI

Conferenza stampa Blade Runner 2049 a Roma

Qual è la tavolozza dal punto di vista estetico e visuale in Blade Runner 2049? C’è un colore particolare giallo-argilla ricorrente protagonista.

Denis Villeneuve: “Certo, come sappiamo tutti il primo film è stato rivoluzionario dal punto di vista estetico ed ha lasciato il segno grazie all’utilizzo della luce di Ridley Scott con atmosfere cupe e fumose. Abbiamo voluto creare qualche analogia con il primo film e ho deciso che avremmo cercato di riprodurre lo stesso quartiere della città di Los Angeles, mostrando però un mondo peggiore rispetto a quello che ricordate. La principale differenza è la neve perché fa più freddo e il clima stesso è stato al centro di questa evoluzione. La qualità della luce è qualcosa che mi ha sempre ispirato, cerco sempre di pensare ad un punto di partenza per la mia ricerca visiva. Ci sono alcuni momenti bui, ma ci sono momenti più bianchi e argentei per via delle luci del nord che sono stati d’ispirazione sia per me che per il mio direttore della fotografia Roger Deakins. L’inverno è stato al centro delle sfumature, è raro per un regista lavorare con controllo assoluto sul film e questo mi ha permesso di approcciarmi ai colori in un modo totalmente nuovo per me arrivando a mettere qualche indizio chiave del film  visibile esplorandoli. Il giallo è legato alla mia infanzia e sono certo che anche voi se doveste rivedere questo film a distanza di tempo trovereste un filo conduttore con i colori. Dovevo dare a Roger stimolanti sfide da affrontare e abbiamo dato il tono giusto al film con questo colore”.

Che confini ai voluto dare in Blade Runner 2049 all’utilizzo della CGI?

Denis Villeneuve: “Ovviamente quando si fa un lavoro futurista come quello visto nel trailer è chiaro che la CGI è molto importante. Per me una delle decisioni a monte è stata quella di poter costruire tutti i set e questa è stata la mia prima richiesta alla produzione. Gli stessi attori mi hanno chiesto se avrebbero lavorato davanti al green screen e ho rassicurato immediatamente loro. Ho lavorato per Blade Runner 2049 con un budget alto che mi ha permesso di ricostruire tutti i set e i veicoli al di là di quelli che sarebbero stati i miei sogni più felici. Siamo arrivati a costruire le strade che si vedono affacciandosi dalla finestra e questo è il modo in cui si facevano i veri film anni fa. Sono grato alla produzione, siamo tornati all’origine del cinema con le cose vere e credo sia anche meglio per gli attori che possono concentrarsi sui loro sentimenti rispetto al luogo in cui si trovano. Sylvia alla conferenza stampa qualche giorno fa ha detto che è molto difficile fare un lavoro di preparazione come attore se non hai neppure le location, invece con il mondo costruito intorno a te in questo modo puoi concentrarti al 100% su ciò che stai facendo. Mi piace poi lavorare con attori che contribuiscono con nuove idee e fanno scattare la scintilla che trasforma la natura di una scena. Questo può accadere solo se siamo totalmente liberi, davanti al green screen della CGI – che è un coloro che odio oltretutto –  non è possibile. Abbiamo qualche elemento di sfondo naturalmente realizzato in CGI”.

Sylvia Hoeks, un momento emozionante per te è senza dubbio quello in cui entri nella stanza versando una lacrima. Puoi raccontarci il rapporto con Jared Leto sia come attori che come personaggi di Blade Runner 2049?

Sylvia Hoeks: ”Non posso parlare, no spoiler. Labbra cucite… mi è molto difficile dire altro oltre a quello che ho già detto sulla loro relazione, vorrei potervi raccontare tutto magari ci rivediamo dopo che è uscito il film (risate ndr). Jared è un attore che applica il metodo e il suo personaggio è molto particolare, è stato affascinante vederlo lavorare in  scena. Lui non è mai uscito dal personaggio e non ci eravamo mai conosciuti prima di Blade Runner 2049. Non avevo mai lavorato con un attore che segue il metodo e ci siamo presentati come Luv e Wallace. È stato molto interessante osservare durante le riprese che ci sono stati alcuni elementi che hanno aumentato la distanza tra Wallace e Luv per ottenere in seguito la sua approvazione. C’è stato un elemento aggiuntivo per queste scene e lui ha contribuito moltissimo a realizzarle”

Blade Runner 2049, Villeneuve e il bilancio dei 50 anni…dicendo no agli spoiler

Denis Villeneuve prega di non fare spoiler su Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 uscirà in Italia il 5 ottobre 2 giorni dopo il tuo 50esimo compleanno. Il tempo che passa è uno dei temi portanti del film, cosa puoi dirci del tuo rapporto con lo scorrere del tempo?

Denis Villeneuve:” Io compirò gli anni due giorni prima. Mi piace invecchiare, più invecchio più sono in pace con me stesso ed è un processo tutt’altro che facile. Aggiungerò che gli ultimi anni sono volati e ho fatto tanti film in poco tempo, questi 50 anni credo mi permetteranno di fare una piccola pausa e riflettere sul mio cammino come regista. Ho fatto diversi film e ho avuto un modo di avvicinarmi al cinema classico, ora devo riflettere sul futuro. Scusatemi ma voglio cambiare un attimo argomento. Forse può essere un po’ frustante per voi esser qui senza aver visto il film, non possiamo avere un dialogo vero e sappiamo che oggi c’è questa voglia di spoiler e conosciamo il ruolo di internet. Per via di un’esperienza negativa accaduta in un paese si è presa questa decisione. Mi dispiace davvero, avrei voluto mostrarvi il film. Voglio aggiungere che come regista lavoriamo anni e anni per creare l’effetto sorpresa con la giusta suspance durante l’esperienza visiva del film, non capisco perché alla gente prema rivelarne gli elementi. Mi piacerebbe che le cose cambiassero”.

Sylvia Hoeks: “Anche a me piace invecchiare, è vero quello che ha detto Denise sul passare del tempo. Io ho accettato l’imperfezione con il passare degli anni e mi rigenero diventando una persona diversa se ripenso a com’ero tra i 20 e i 30 anni. Sono felice soprattutto di questo alto qui, sono grata di quest’occasione posso die che mi godo la vita”.

 

Lei ha toccato un mito realizzando Blade Runner 2049, qual era la paura più grande aveva prima di realizzare il film? C’è molto rispetto per l’originale.

Denis Villeneuve: “In realtà non ho accettato a cuor leggero questo compito ci sono voluti mesi prima di dire sì, ho accettato sapendo che sarebbe stato fondamentale essere in una situazione di controllo. Volevo assicurare che si potesse arrivare a fare questo film anche consapevole del fatto che è impossibile stabilire come verrà accolto. È completamente diverso dal precedente, facendo il sequel di un capolavoro sono pochissime le possibilità di avere successo e l’ho accettato. Non mi sono fatto troppi problemi perché è la realtà, ho fatto questo film per l’amore per il cinema e non mi aspetto nulla. Fare una scelta del genere per un regista è un’esperienza straordinaria, il cinema è arte e non esiste arte senza rischio. Non sono turbato, sono felice e con arroganza credo di poter dire che è il miglior film mai realizzato”.

 

C’è stato il blackout che ha  risolto la questione digitale. L’impressione è che questo futuro non così distante elimini un elemento centrale come i social network. Potremmo definire Blade Runner 2049 un asocial movie? Il blackout viene usato come espediente per riprendere un elemento ancestrale di altri film che immaginavano il futuro.

Denis Villneuve: “Sarebbe una buona idea se tutto scomparisse come nel film? Credo che ci troviamo in un periodo di transizione nel nostro rapporto con la tecnologia, poi parliamo dai ricchi che se la possono permettere. Il rapporto con la tecnologia è tale che siamo un po’ come delle scimmie che si specchiano e hanno perso il contatto con la natura, mi auguro sia possibile trovare un modo per tornare indietro. Mi auguro che senza violenza sia possibile tornare ad un rapporto più naturale con la tecnologia senza avere un interazione che ha dato risultati non buoni”.

 

Blade Runner 2049 è stato preceduto da due cortometraggi entrambi diretti da Luke Scott, com’è stata la vostra collaborazione? Potrebbero dare adito a dei film spin-off o serie tv?

Denis Villenevue: “Il mio compito era fare il film. Lo studio mi ha chiesto di girare anche i corti, ma ho risposto subito che non sarebbe stato possijbile fare sia il marketing del film che il film. Sono stato felice che Luke Scott si sia detto disponibile e ho visti i suoi corti una volta realizzati, ma non ho partecipato affatto. Ce ne sono altri originali che sono un piccolo tentativo di descrivere il periodo tra i due film. I produttori hanno voluto puntare su un followup del film e il mio compito è stato esclusivamente pensare alla sua realizzazione. Non ho subito pressioni su un possibile ulteriore film, se ne faranno un altro non sarà un mia responsabilità”.

Ci può dire secondo lei quali sono le caratteristiche che fanno di un buon film un Blade Runner?

Denis Villeneuve: “Un tono melanconico, questa è un importante qualità. Ci deve essere molto fumo e direi anche c’è bisogno di poter esprimere sentimenti profondi con elementi forti come musica, colonne sonora, atmosfere. Sono state create in maniera esemplare. Sono elementi fondamentali anche nel primo film”.

Blade Runner 2049, futuristico parlando del presente ringraziando Kubrick e Nolan fonti d’ispirazione

Potete dirci il vostro rapporto con il primo Blade Runner, cos’avete provato a vederlo? Nell’ambientazione scelta negli ultimi anni per i film di fantascienza c’è l’elemento della distruzione del pianeta, che ne pensate?

Sylvia Hoeks: “Per me questo film ha avuto un enorme impatto, lo vidi con i miei genitori e mia sorella e Hauer era il nostro eroe nazionale da olandesi. Il suo personaggio è straordinario, ebbe su di me un enorme impatto. Il personaggio interpretato da  ha avuto un forte impatto, quando ho fatto il provino per questo film mi è venuto il senso di angoscia che ha accompagnato la visione di Blade Runner”.

Denis Villeneuve: “Un film fondamentale per la mia passione per il cinema, l’idea di fare regista nacque con questo film. Questo Blade Runner lo lego sempre nella mia mente alla nascita dell’amore per il cinema, ero un appassionato di fantascienza e ebbe un impatto visivo potente. Cercavo una visione futurista matura del futuro e non adolescenziale, non ci sono tanti 2001 Odissea nello spazio. Ero più esposto al cinema anglo americano e ha avuto un enorme impatto. Quando si fa un film futurista non è che dica qualcosa del futuro, ma parla del presente. Il nostro rapporto con la natura non voglio usare parolacce è un po’ disturbato”.

Volevo chiederle di raccontarci un po’ del suo rapporto con la fantascienza. Ha realizzato Arrival anche un film linguista, è un appassionato anche di fumetti legati alla fantascienza e alla scienza?

Denis Villeneuve: “Posso dire che Arrival è per me si fantascienza ma al tempo stesso entrambi questi film hanno in comune questo viaggio nell’intimo e Arrival parla dell’intimità. Blade Runner è un trailer del futuro, sono due modi diversi di vedere le cose. Da quando ero piccolissimo mi hanno sempre attirato i temi fantascientifici come quelli di Azimov, Herbert e di altri autori come Jules Verne. Mi hanno attirato anche i graphic novelist come il francese Moebius, Bilal. Hanno riempito lamia infanzia con dei sogni, io ho studiato scienze e la microbiologia. Ero affascinato da quel campo, era la frontiera in cui ti affacciavi sull’ignoto e la fantascienza mi ha consentito di farlo con questo film ho esplorato i limiti della percezione umana. Non ci sono invece tanti meravigliosi film di fantascienza, sono grato a Christopher Nolan che ci ha dato alcuni grandissimi film”

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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