Home » Esclusiva » Roberto Benigni chiude la Festa del Cinema di Roma: “Farò un nuovo film”

La Festa del Cinema di Roma 2016 si chiude con l’incontro ravvicinato con Roberto Benigni, che ha parlato per oltre un’ora del passato, presente e futuro della sua vita artistica e non solo

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Doveva essere all’Auditorium Parco della Musica il 19 ottobre, ma motivi irrinunciabili di cui vi parleremo a breve ha dovuto rimandare. E quale modo migliore per chiudere l’undicesima Festa del Cinema di Roma se non con lui, Roberto Benigni, uno dei più grandi attori e cineasti italiani, che ha conquistato il mondo del cinema e non solo con diversi capolavori d’autore, tra cui spicca “La vita è bella”? In una sala Sinopoli gremita ma controllata come non mai come se dovesse sbucare all’improvviso Matteo Renzi (quando abbiamo visto entrare anche la polizia con i cani in tanti lo hanno sospettato) ha regalato l’ultima emozione di questa Festa dopo le già meravigliose ottenute con Tom Hanks, Oliver Stone, Bernardo Bertolucci, Lorenzo Jovanotti, Viggo Mortensen e Meryl Streep. Ha parlato tanto, ci ha fatto ridere e commuovere, e riassumere tutto in un unico articolo è un po’ difficile, ma ci proviamo lo stesso, con foto, video e dichiarazioni dell’attore premio Oscar 1999.

 

Benigni e Federico Fellini

Difficile prendere un ricordo dall’esperienza con Fellini, sarebbe come cercare di descrivere un tramonto. Quando arrivava Fellini batteva il cuore, io gli saltavo addosso come un cagnolino. Non è affatto vero che improvvisava, lui ci diceva sempre tutto prima di girare. Quanto era bello lavorare con lui. Nel suo ultimo film, “La voce della luna”, ci ha fatto vedere la nostra fine. A cena mi faceva incontrare grandi personaggi del mondo del cinema.

I progetti mancati con Antognoni e Malick

Michelangelo Antonioni

Mi fai notare che il nostro cinema è in declino, citando Fellini e Antonioni, ma la verità è che non c’è stata un’epoca che non sia stata definita in declino, questi discorsi si facevano già nell’antica Grecia, rimpiangevamo sempre le epoche passate, anche se c’erano ugualmente cose bellissime in quel periodo dal punto di vista artistico e filosofico, così come oggi. Con Michelangelo Antonioni cambiava il ritmo, ci insegnava a guardare, era una ricerca appesantita della bellezza. Antonioni venne a vedere “Berlinguer ti voglio bene” e si addormentò. Diventammo così amici e cominciammo a scrivere di questo film su San Francesco con me nel ruolo del protagonista, ma poi purtroppo non se ne fece più niente.

Terrence Malick
Terrence Malick

Ho conosciuto Terrence Malick alla notte degli Oscar del 1999. Voleva farmi fare il diavolo in un film su San Pietro ma poi, come per San Francesco, il film fu abbandonato. Lui è un tipo misterioso e religiosissimo, conosce molti versi della Divina Commedia a memoria. Siamo ancor oggi in contatto, quindi spero che in futuro si possa ancora fare.

I due napoletani: Troisi e Totò

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Quando ho conosciuto Troisi lui aveva appena fatto “Ricomincio da tre”. Ho subito capito che era una persona fantastica. Gli ho detto che volevo lavorare con lui, e lui mi ha detto la stessa cosa. Da quel momento non ci siamo più separati. Pensavamo addirittura a un sequel per “Non ci resta che piangere”: dietro quel film c’è stata una grande sgangheratezza, abbiamo improvvisato tantissime scene. Era un rapporto di amicizia bello come l’amore.

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Non ho mai conosciuto Totò, il suo primo film che ho visto è stato “Totò le Mokò”. Lui faceva paura perché aveva l’aria di un bicentenario, la sua grandezza era dunque nella morte. Lui e Massimo erano diversi, visto che in fondo se lo sentiva che non sarebbe vissuto a lungo.

L’incontro con Obama

La priva volta con Nicoletta

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La prima scena di Nicoletta Braschi ne “Il piccolo diavolo” è l’entrata in scena della commedia con la presenza femminile, che non si può fare a meno. Questo è stato l’inizio del nostro lavoro. La sua presenza dà la verità alle storie. Grande è stata la scelta di fare i produttori che ci ha dato molta libertà per i nostri film. Lei è una benedizione per me.

Qualche pillola d’infanzia

I contadini da cui vengo io erano mitici, come gli Dei dell’Olimpo, il fabbro del nostro paese ricordava il dio Vulcano. Una notte eravamo poveri in maniera mitica, stavamo intorno al fuoco raccontando storie, e io ho visto le ombre della televisione dei vicini, come il mito della caverna di Platone, che è una sorta di prima storia in assoluto sul cinema. Quando a sei anni sono stato a Firenze con le mie sorelle c’era il cinema all’aperto e abbiamo visto Ben Hur al contrario, perché ci siamo messi dietro lo schermo. Così per anni lo abbiamo chiamato Neb Ruh! Invece il primo film da spettatore pagante è stato “Lo specchio della vita” e tutti piangevano. Mamma e papà hanno visto a 60 anni il primo film al cinema, “Berlinguer ti voglio bene”, e quel giorno recuperarono un po’ il tempo perduto vedendo tutti i film in proiezione, senza mai uscire dalla sala.

I grandi comici del passato

Johnny Stecchino

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La morte di Johnny Stecchino è fuori campo, farsesca. È stato scritto da Vincenzo Cerami a cui dedico tutto il mio ringraziamento, mi manca immensamente. Mi ha fatto scattare tutto.

La vita è bella e i Papi

La vita è bella” è una storia tragica che diventa commedia. Il mio rapporto con la religione è bellissimo, anche perché in Italia è difficile scrollarsi di dosso il ragionamento. Una volta a Totti chiesero “Ma tu sei cattolico?” e lui “E che altro dovrei esse?”. A dimostrare che in Italia non si hanno molte alternative. Credo forte in Dio ma non so se c’è. Quando dissi in televisione “Woitilaccio” ho subito un processo per ingiuria alla religione e oltraggio a capo di stato straniero, e lo persi, poi anni dopo Giovanni Paolo II mi ha chiamato per vedere insieme “La vita è bella”. Sono andato in una chiesa sconsacrata, quel giorno pioveva, sembrava l’atmosfera dell’esorcista di William Friedkin, c’erano tante e bellissime suore polacche. Quando è entrato il Papa, lui era in pantofole, e le suore si inchinarono in rapida successione che sembrava facessero la ola da stadio. Nicoletta era malata e non poteva venire, il medico le disse “Non può uscire di casa manco se lo vuole il Papa”. Quando gliel’ho detto lui ha riso, e poi ha ammesso che il film lo ha fatto piangere. Ma ho un aneddoto da raccontare anche sull’attuale Papa. Dopo aver girato “I 10 comandamenti”, Bergoglio mi ha chiamato, ma gli hanno risposto “Benigni sta dormendo, può chiamare domani?”. E lo ha fatto davvero.

La vita è bella” ha avuto un abbraccio nel mondo inaspettato. Volevamo provare a mettere un corpo comico in una situazione estrema. Il film non è diviso in due come molti pensano, è una tragedia che comincia bene e finisce male, e penso che questa storia sia vera. Il comico che muore è un po’ tabù nel mondo del cinema e non solo, molti volevano tagliare la mia morte, soprattutto in Italia. Il campo di concentramento non è Auschwitz, è girato a Terni, una location tra le montagne. Ho scelto di farlo liberare dagli Americani perché loro hanno salvato diversi ebrei dai campi di concentramento. Auschwitz non può uccidere la poesia, vista che la stessa frase di Adorno ora lo è diventata.

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Gli ultimi film e il futuro

La tigre e la neve” è un altro dei miei figli a cui sono particolarmente legato, nell’ultimo periodo mi sono dedicato alla televisione, ma ho una grande, grandissima voglia di tornare a fare l’attore di cinema, e visto che Tom Hanks mi ha omaggiato vorrei girare un film con lui. Ma sto comunque lavorando a un nuovo film e sarà qualcosa di particolarmente allegro.

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Valerio Brandi

Giornalista pubblicista che ha iniziato la carriera con lo sport con il Corriere Laziale e apparizioni in reti televisive come T9 e Rete Oro per poi passare al cinema e alle serie Tv, dedicando molta passione al mondo del doppiaggio.

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